Pubblicato 13 Mag 2018

Aggiornato 13 Mag 2018

Quim Torra: un uomo di destra, xenofobo, razzista, ultracattolico, indipendentista radicale

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Quim Torra è l’uomo designato da Puigdemont come futuro presidente della regione Catalogna, è un fondamentalista dell’indipendentismo ed ha già detto che proclamerà la repubblica catalana, ma cerchiamo di scoprire meglio di chi si tratta.

Lo scrittore e giornalista Miquel Giménez scrive di lui:

Il candidato alla presidenza della Generalitat è stato il mio editore in tre occasioni e abbiamo mantenuto una relazione amichevole per alcuni anni. Penso di poter assicurare che molte delle analisi che ho letto e ascoltato su di lui sono, nel migliore dei casi, superficiali e omettono aspetti fondamentali del suo personaggio.

Torra è, prima di tutto, indipendentista radicale. È cattolico ad oltranza, un mix che, insieme alla sua ideologia di uomo di destra da sempre, gli conferisce un profilo politico molto più vicino a quello di Jordi Pujol che a quello di Carles Puigdemont. Attraverso lui e un amico comune, Kim Dorca – discendente dei proprietari della famosa banca Dorca acquistata da Fulgenci Pujol, padre di colui il quale è stato presidente della Generalitat, per trasformarlo nella base di quella che sarebbe stata Banca Catalana – ho avuto accesso a Reagrupament, formazione che raggruppava a quel tempo tutti coloro i quali erano stanchi sia del tatticismo di Convergencia che di Esquerra Repubblicana.

Quando mi resi conto che si sarebbero uniti – come ha fatto anche l’ANC, Omnium e altre associazioni – alla strategia della Convergecia i Uniò, mi sono ritirato deluso. Seppur senza essere un militante nel senso classico, perché quando ho strappato la tessera del Partito Socialista Catalano ho fatto voto di non appartenere a nessun’altra formazione politica, ho vissuto abbastanza in quell’ambiente indipendentista per affermare che l’unico obbiettivo dell’allora candidato Torra non era altro che ottenere un ruolo importante nella politica catalana.

Tutti coloro che fanno analisi sommarie sulla sua persona forse omettono il fatto più importante: Torra è un intellettuale. Fanatico, sì, ma intellettuale. Con il patto tra Reagrupament e Convergencia, lui e una manciata di militanti della formazione radicale indipendentista si assicurarono un posto di lavoro nel municipio di Trías. Torra fu il primo responsabile delle Ramblas, qualunque cosa fosse a quel tempo; Poi venne il riconoscimento: fu nominato Commissario di El Born, la Mecca del movimento indipendentista. Amico di Muriel Casals, a quel tempo presidente di Ómnium, passava i pomeriggi a cospirare con lei al caffè dell’Hotel Colón, cercando di plasmare il progetto separatista.

Con Torra il conflitto catalano non solo non diminuirà, ma aumenterà e molto nei prossimi mesi. Il PDeCAT lasciano intravedere che non sono d’accordo sulle modalità che hanno portato alla sua nomina, né tanto meno sono d’accordo sui futuri piani del candidato. Ma questo a Torra non interessa. Crede che la sua missione sia quella di portare la Repubblica in Catalogna, separare il grano dalla pula, alienare gli spagnoli, i cattivi catalani, i moderati, i traditori – immagino di dovermi considerare tra questi ultimi – e di creare una società ex novo basata sulla cultura della patria, di Dio e della cultura catalana. Se fosse di sinistra, accarezzerebbe il volto dei CDR (comitato in difesa della repubblica) e della CUP (radicali anti sistema) con i quali, tra l’altro, mantiene ottimi rapporti.

il panorama che si apre d’ora in avanti è molto più inquietante di quello vissuto fino ad ora. Puigdemont è stato solo un ragazzo di città piuttosto sciocco che si è ritrovato con un importante incarico, ma Torra è fatto di un’altra pasta. La sua vocazione lo porta a fare tutto quello che Puigdemont non ha fatto. Quando Torra proclamerà la Repubblica catalana, e sarà così, che nessuno lo dubiti, non lo farà per lasciarla poi in sospeso pochi secondi dopo. Quando Torra farà approvare le leggi della transitorietà alla repubblica, le manterrà in vita fino alle ultime conseguenze. Quando Torra uscirà sul balcone di Plaça de Sant Jaume, e farà così, per chiamare alla resistenza i separatisti, sarà pienamente consapevole di ciò che questo comporterà. Non siamo davanti a un signor nessuno, un temerario od un semplice delegato.  Crede di essere colui che ha il compito di portare a termine una missione storica, e farà di tutto, a qualunque prezzo, per compiere il piano. Con lui, il movimento indipendentista ha raggiunto l’ultima stazione, quella di un movimento dell’estrema destra come quello della Lega Nord italiana.

Dobbiamo essere attenti, perché il Governo spagnolo di solito pensa al movimento indipendentista come qualcosa che alla fine verrà disattivato in cambio di più soldi o alcune concessioni in ambito autonomista, non questo il caso. Bisogna sapere che Torra è un devoto ammiratore di Jordi Pujol e che questo, a sua volta, lo ha in grande stima e lo apprezza molto. In breve, con Joaquim Torra come presidente, il conflitto indipendentista non solo non sarà finito, ma avrà iniziato il suo viaggio.

Ecco perché, per quanto ne so, perseguiterà il suo sogno a dispetto di chiunque, anche se questo comporta il peggiore degli incubi, cioè uno scontro civile.

Questo è l’uomo che può diventare presidente della Generalitat. Siete tutti avvertiti.

Il prossimo presidente della Generalitat, Quim Torra, ha manifestato il suo odio nei confronti degli spagnoli non appena ne ha avuto l’occasione. A dimostrare l’indole xenofoba di Torra ci sono diversi articoli d’opinione e Okdiario riporta alcuni questi.

Torra contro la Spagna e gli spagnoli (e quindi contro se stesso ma non se ne rende conto)

In uno di questi, Torra si è lamentato dell’avanzata dello spagnolo in Catalogna. “Che deterioramento! Esci per strada e nulla indica che quella è la strada dei tuoi genitori e dei tuoi nonni; Lo spagnolo avanza, implacabile, vorace, molto velocemente; Apri giornali o guardi la televisione e parli di cose che non hanno niente a che fare con te e il tuo mondo; il talento è ovunque perseguitato ed espulso; coloro che più si battono per un’idea di patria sono condannati al silenzio; gli stupidi ed i volgari fioccano da tutte le parti. E la paura, la maledetta paura, quanta paura c’è in questo nostro paese! Sembra quasi che tu possa toccarla con la punta delle dita “, ha scritto Torra, nel 2009, sul sito web ‘El Matí Digital

Torra contro la società multiculturale ed aperta perché, da buon ultracattolico, preferisce l’ambiente dell’oratorio perché meno ”meticcio”

“Forse è che oggi, sabato, quando scrivo questo articolo, sono ancora sotto shock perché scrivo dopo aver accompagnato i bambini alle partite di calcio, e per questo sono dovuto andare a Can Buxeres, un quartiere di Hospitalet e nel campo da calcio di Brafa, a Roquetas. Una mattinata multiculturale, eterogenea e meticcia, contrabandista della convivenza plurale, plurilingue, cosmopolita, integrata, sostenibile e aperta. Non molto diverso da quando accompagno i bambini nella scuola di San Ignacio o nel Sacro Cuore dove, tranne l’incrocio di razze, il resto è completamente lo stesso. Meglio dire, peggiore, ha aggiunto il candidato per l’investitura in Catalogna.

Torra contro la lingua spagnola

“La lingua, qualsiasi lingua di qualsiasi paese del mondo, è l’anima della patria. Senza linguaggio non c’è paese. E quando si decide di non parlare in catalano, si decide di voltare le spalle alla Catalogna “,scrive il futuro presidente catalano.

“Ieri è piovuto e oggi parliamo in catalano solamente meno del 50% della popolazione. Che roba! Dobbiamo essere l’unico popolo del mondo senza storia “, si lamenta.

Torra contro Pau Gasol e Rafa Nadal

In un’altra occasione, essendo già presidente dell’associazione indipendentista “Sovrabità e Giustizia”, ha affermato che Pau Gasol o Rafael Nadal non esprimessero “la Catalogna che vogliamo far conoscere” perché “sono più Spagna”.

Torra spera nei carri armati spagnoli

Torra scrive inoltre che il Governo spagnolo avrebbe contribuito alla causa catalana rafforzando la sua posizione. “Se la Spagna sbaglia e ci manda i carri armati, vinceremo noi. Spero che ce li mandino perché così possiamo accattivarci simpatie. “

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