Pubblicato 26 Mar 2018

Aggiornato 06 Giu 2018

Carles Puigdemont: riassunto definitivo

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Carles Puigdemont ha avuto una breve ma intensa carriera politica e giudiziaria che merita un riassuntone per poter capire perché la giustizia spagnola ce l’ha tanto con questo personaggio. Bisogna dire che si tratta di una pagina di psicosi politica e di massa, bisogna mettersi comodi e fare un bel respiro prima di iniziare a leggere.

Los 4 apellidos andaluces de Puigdemont (i quattro cognomi andalusi di Puigdemont)

Carles Puigdemont è nato Amer in provincia di Gerona nel 1962. Il nonno materno, Carles Casamajó Ballart fu un esiliato politico della Guerra Civile Spagnola, visse in Francia per un breve periodo e poi tornò in Spagna,  si innamorò di Manuela Ruiz Toledo una giovane andalusa di Jaén (i cui genitori erano di Almeria) che, a soli 10 anni e insieme alla famiglia, nel 1915 aveva lasciato l’Andalusia per andare a vivere a Barcellona. Dall’unione di Carles e dell’andalusa Manuela naque Nuria, la madre del separatista Puigdemont. L’origine andalusa di Puigdemont non è da lui molto pubblicizzata, egli preferisce ricordare solo il nonno da quale prende il nome e di cui va fiero.

Gli studi e il giornalismo di stampo separatista

Carles Puigdemont si iscrive all’Università di Gerona e studia Filologia catalana ma presto abbandona gli studi per dedicarsi al giornalismo di stampo separatista.  Nel 1980 è uno dei fondatori di Joventut Nacionalista de Catalunya (JNC)  a Gerona, un’associazione politica giovanile indipendentista legata al partito Convergencia i unio.  Nel 1994 scrive un libro sul separatismo catalano con l’intenzione di internazionalizzare la causa indipendentista. Nel 2004 diventa direttore generale di Catalonia Today, un giornale catalanista in lingua inglese nato grazie ad un ingente finanziamento pubblico a parte della Generalitat che continua oggi a finanziarlo, attualmente a capo di Catalonia Today vi è la moglie di Puigdemont, Marcela Topor, una attrice e giornalista rumena che ha sposato Carles e pure la causa separatista.

Ingresso in politica

Nel 2006 Carles Puigdemont lascia il giornalismo ed entra in politica, nelle fila di Convergencia i Unio e diventa deputato regionale. Nel 2007 corre per la carica di sindaco di Gerona ma perde e va all’opposizione. Nel 2011 Puigdemont diventa finalmente sindaco del comune di Gerona. Nel 2015 diventa presidente dell’Associazione dei Comuni per l’indipendenza, un’ente finanziato con soldi pubblici che raccoglie gli indipendentisti e ha il compito di promuovere l’indipendenza della Catalogna e, allo stesso tempo, creare un sentimento nazionalista (bandiere separatiste in ogni dove, organizzazione di eventi mirati alla promozione dell’indipendenza etc).

  • Puigdemont diventa Presidente della Generalitat a sorpresa, inizia così la fase finale del Processo l’indipendenza (iniziato formalmente da Artur Mas nel 2012, riassunto qui)

Nel settembre 2015 Puigdemont è rieletto al Parlamento regionale nelle file di JxSì, la coalizione ideata da Artur Mas per conseguire un plebiscito indipendentista. La coalizione non raggiunge il risultato sperato e gli indipendentisti non hanno la maggioranza ed i numeri per formare un governo ed eleggere il Presidente. Nonostante ciò, (e nonostante il processo separatista fosse iniziato, nelle intenzioni, nel 2012), il giorno dopo l’insediamento dei nuovi deputati regionali, i membri di JxSì e CUP depositano una risoluzione dal titolo “dichiarazione solenne dell’inizio del processo di creazione dello stato catalano indipendente sotto forma di repubblica”, questa risoluzione è votata il 9 novembre 2015, (quando la Catalogna non aveva ancora un Presidente della Generalitat), con 72 voti a favore (JxSi e CUP) e 63 contrari (C’s, PSC, PP, Podemos). Ciudadanos presenta il ricorso al Tribunale Costituzionale che si pronuncia il 15 dicembre 2015 dichiarando la risoluzione, di chiaro intento separatista, incostituzionale.

Nel frattempo, dopo mesi di trattative, JxSì riesce a trovare l’accordo con CUP (anarchici Anti Europa), l’accordo vacilla quando CUP non sostiene Artur Mas come Presidente della Generalitat, Mas infatti non raggiunge i numeri  durante la votazione (dicembre 2015) nel Parlamento regionale e, per evitare di tornare alle urne, indica il nome di Carles Puigdemont fino ad allora sconosciuto ai più. Carles Puigdemont è un uomo che piace alla CUP e viene eletto Presidente della Generalitat nel gennaio 2016.

A febbraio 2016 JxSì e CUP vogliono votare nuovamente la risoluzione per la creazione di un nuovo stato indipendente, dopo l’annullamento del Tribunale Costituzionale, ma il Partito Popular Spagnolo e il Partito Socialista Catalano si appellano nuovamente al Tribunale Costituzionale. Gli indipendentisti passano sopa il Parere della Corte Costituzionale spagnola e, nell’aprile 2016 votano nuovamente questa risoluzione per la creazione di un nuovo stato con 71 voti a favore. I separatisti sono molto contenti, a giugno 2016 votano la creazione dell’Hacienda catalana  Administración Tributaria de Cataluña, (cioè, un ministero del Tesoro) per incassare le tasse dei contribuenti catalani che non avrebbero più pagato i contributi al Tesoro spagnolo ma nel nuovo stato indipendente che i politici stavano plasmando. Nel luglio 2016, il sempre la Corte Costituzionale (Tribunal Constitucional) annulla anche questo decreto per la riscossione delle tasse.

A luglio 2016 la Commissione Costituente per la creazione del nuovo stato indipendente decreta:

  • Il diritto di decidere del popolo catalano circa la disconnessione dalla Spagna
  • La legittimità per l’inizio del Processo per la creazione del nuovo stato indipendente
  • La disconnessione dagli organi amministrativi  e istituzionali spagnoli
  • Il referendum d’indipendenza
  • La convocazione di elezioni costituenti per l’elaborazione della costituzione del nuovo stato
  • Referendum costituzionale per l’approvazione della nuova costituzione

Il 19 luglio, la Corte Costituzionale, o Tribunale Costituzionale, annulla tutto ciò che ha decretato la Commissione costituente del nuovo stato.  Gli indipendentisti non si fermano e anche questa volta decidono di passare sopra la sentenza del Tribunale Costituzionale e, il 27 luglio approvano i punti della Commissione Costituente.

Il 28 settembre 2016 Carles Puigdemont decide di rendere ufficiale l’intenzione di organizzare il Referendum d’indipendenza che, secondo il piano iniziale, si sarebbe svolto a settembre 2017. Il 6 ottobre 2016 il Parlamento regionale vota la legge per la creazione del Referendum ed una serie di leggi per la ”creazione della struttura statale del nuovo stato”. Il nuovo anno si apre con un’altra sentenza del Tribunal Constitucional, infatti il 17 febbraio 2018 la Corte Costituzionale spagnola annulla anche queste leggi  per la creazione del nuovo stato emanate dagli indipendentisti.

La prima parte del 2017 è trascorsa in giro per il mondo, il governo regionale catalano voleva internazionalizzare la causa separatista. I politici indipendentisti tengono una serie di conferenze (pagate con soldi pubblici, ovviamente) per esportare le loro idee e creare appoggio internazionale. Vi è da dire che questo giro di conferenze non andò molto bene, poco pubblico, troppe domande scomode e, soprattutto, nessun appoggio politico internazionale.

Carles Puigdemont è molto fiero di tutte le sentenze della Corte Costituzionale perché la sua è una sfida dichiarata alla Democrazia e alla Giustizia spagnola. Vediamo dunque  Puigdemont che, in un tweet dell’11 aprile 2017, posa orgoglioso insieme alle sentenze del TC.  Era stato ampiamente avvisato. Il tweet è ancora online, per chi voglia dare un’occhiata.

A luglio 2017 è ufficializzata, in pompa magna da tutto il governo regionale, la data del referendum indipendentista che dovrà svolgersi il 1° di Ottobre 2017.

Il 28 agosto 2017, solo undici giorni dopo l’attentato terroristico di Barcellona, la maggioranza indipendentista presenta nel parlamento regionale un documento chiamato “Processo di Transizione” verso uno stato indipendente. Il documento è votato e approvato e dovrà entrare in vigore dopo il referendum d’indipendenza per transitare la regione verso la costituzione del nuovo stato.

Il 6 settembre 2017 gli indipendentisti presentano a sorpresa ”la Legge del referendum”, la votano e la approvano, in un parlamento regionale semi-vuoto perché l’opposizione decide di abbandonare il pleno durante l’operazione di voto in segno di protesta.

Giorno 8 settembre la legge del referendum viene annullata dalla Corte Costituzionale che dichiara il referendum del 1 ottobre illegale.

Il 20 settembre 2017 Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, presidenti delle associazioni indipendentiste ANC, Assemblea Nazionale Catalana e Omnium Cultural, chiamano a rapporto le masse con l’obbiettivo di sabotare l’operación Anubis.  Il magistrato di Barcellona, Juan Antonio Ramírez Sunyer, aveva dato l’ordine alla Guardia Civil di entrare nelle sedi degli assessorati regionali di Economia, Lavoro, Affari istituzionali, per detenere alcuni funzionari degli assessorati e prelevare documentazione circa i fondi pubblici impiegati per l’organizzazione del referendum dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale spagnola. Jordi Sanchez e Jordi Cuixart raccolsero i manifestanti che effettivamente riuscirono a circondare l’assessorato di economia e tesoro della Catalogna, all’interno vi erano gli agenti della Guardia Civil,  urlando “No saldréis!” (non uscirete). Gli agenti della Guardia Civil chiamarono dunque la polizia regionale catalana, Los Mossos d’Esquadra, per sgombrare gli accessi dell’edificio e riuscire ad uscire fuori con la documentazione richiesta dal magistrato. La polizia regionale catalana, agli ordini di Trapero (oggi indagato), ignorò la chiamata e nessuno di loro si mosse.

Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, all’esterno dell’edificio, in piedi sopra il tetto delle auto della Guardia Civil, con il megafono in mano guidavano la folla per contrastare l’operazione giudiziaria. Alla fine varie auto della Guardia Civil furono distrutte dai manifestanti, mentre gli agenti dovettero permanere nell’edificio per tutta la notte, sotto assedio.

Poi il Referendum, senza garanzie, con la consapevolezza che era stato bloccato dall’ordine giudiziario, le masse utilizzate come scudo umano per garantire l’incolumità delle urne di plastica acquistate in cina. La dichiarazione d’indipendenza poi sospesa, poi votata in segreto per paura della giustizia, il 155. Infine la fuga, la ricca casa a Waterloo e poi l’arresto in Germania.


Gli scontri che vediamo in queste ore, proprio a causa dell’arresto in Germania di Carles Puigdemont, sono l’esatto risultato di quella sfida lanciata dagli indipendentisti alla Giustizia spagnola.

Roger Torrent, l’attuale presidente dell’assemblea regionale, oggi ha dichiarato ‘‘nessun magistrato può perseguire il presidente Puigdemont”.

Un personaggio televisivo di TV3, la tv pubblica catalana, ha invece dichiarato ”la repubblica non si costruisce con nastri ma con sangue e fuoco’‘.

Davanti casa del magistrato Pablo Llarena (il magistrato che porta avanti la causa contro Puigdemont e le altre ex cariche regionali) è comparsa una scritta intimidatoria firmata Arran (quelli che bruciano le bandiere di Spagna, Francia e Europa per diletto).

Carles Puigdemont, il suo governo e le associazioni indipendentiste finanziate dalla Generalitat, hanno ignorato tutte le sentenze del Tribunale Costituzionale e sono andati avanti alla ricerca disperata dello scontro, in queste ore vediamo i risultati. Se per anni fai intendere ai tuoi che la repubblica si farà, sì o sì, che non esiste nessun tribunale, nessuna Carta Costituzionale e nessuna istituzione che può fermarti, alla fine si cerca in tutti i modi di animare la folla allo scontro diretto. Quando i tuoi elettori, indipendentisti convinti, animati da quel nazionalismo che tanto odio ha seminato in passato in Europa, pensano che il loro sogno celeste, facile e sicuro così come gli era stato precofezionato dai loro leader, sta sfuggendo via, usciranno fuori e saranno molto arrabbiati.

Carles Puigdemont si trova ora in una prigione tedesca. Aveva la convinzione di poter andare in giro per l’Europa senza nessun problema. il presidente fuggitivo (o in esilio, come egli sostiene), si trovava in Finlandia quando è stato riattivato l’euro ordine di arresto, aveva un biglietto aereo per tornare in Belgio, dove lo aspettava la sua bella casa da 4 mila euro al mese. Non ha mai preso l’aereo perché in aeroporto a Helsinki lo avrebbero arrestato e rispedito in Spagna (la Finlandia concede l’estradizione sempre), allora ha pensato bene di fuggire in auto per varcare i confini nazionali senza problemi. In Germania è stato fermato ed arrestato dalla polizia tedesca.

La Costituzione spagnola (del 1978) è molto simile a quella tedesca perché, quando fu redatta, i costituenti spagnoli si ispirarono proprio alla Costituzione tedesca. Carles Puigdemont oggi comparirà al cospetto di un magistrato tedesco.

In queste ore si parla tanto di uso della violenza, di supremazia, di giustizia politicizzata, ma noi che tutto questo lo abbiamo vissuto (e tutto questo è solo la punta dell’iceberg di una psicosi politica e di massa) non possiamo, né vogliamo, giudicare la condotta di Puigdemont e degli indipendentisti, ci penserà la Giustizia, perché è questo che avviene in una Democrazia. In una Democrazia nessuno è intoccabile, e l’indipendenza della Catalogna o qualunque altra parte del mondo deve seguire l’iter costituzionale (riforma costituzionale) altrimenti è solo ribellione, golpe, attacco alla democrazia stessa. Non sono prigionieri politici ma politici in prigione e di accuse ce ne sono parecchie.

Siamo sicuri di una cosa: Carles Puigdemont e gli indipendentisti catalani hanno maltratto la Democrazia. Molto probabilmente, abituati com’erano ad averla sempre vinta, ad avere autonomia, governo e giornalisti dalla loro, hanno pensato che la Spagna fosse una nazione incapace di reagire, che la Giustizia spagnola non valesse nulla, o forse sono solo esaltati, come tutti i nazionalisti.

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