Pubblicato 23 Dic 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

Catalogna dopo elezioni: e adesso?

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Vediamo di sintetizzare cosa è già successo e cosa succederà dopo le elezioni della Catalogna di giovedì 21 dicembre.

Il leader indipendentista catalano, Carles Puigdemont, si trova ancora in Belgio, più precisamente, in una villa di lusso di proprietà di un imprenditore belga Walter Verbraeken, molto vicino al partito di estrema destra Alleanza Neo Fiamminga,  specialmente a Bart De Wever, il sindaco di Anversa.

Puigdemont alle elezioni ha ottenuto il secondo posto in preferenze e seggi ed è ovviamente entusiasta perché si prospetta la formazione di un governo indipendentista che lui vorrebbe presiedere perché “la repubblica ha vinto contro la monarchia del 155” – dice Puigdemont, e poi ha ovviamente iniziato a parlare di un nuovo referendum, tanto per cambiare.

Il grosso problema di Puigdemont

Carles Puigdemont e Oriol Junqueras hanno i numeri minimi per formare un governo indipendentista perché la CUP li appoggia, ma la CUP ha dichiarato rotondamente che appoggerà il governo di Puigdemont solamente se nel programma di governo ci sarà la costituzione della repubblica catalana.  Questo ipotetico programma indipendentista si scontra con la realtà: Oriol Junqueras è in carcere e Carles Puigdemont è fuggito in Belgio per sfuggire alla giustizia, se questi torna in Spagna sarà arrestato. Qual’è quindi il suo piano? Puigdemont ha chiesto oggi a Mariano Rajoy un incontro in Europa o in Spagna ”se il Governo spagnolo dà le garanzie” = torno in Spagna e parliamo ma tu mi garantisci che non mi arrestano. Nel frattempo, la Commissione Europea ha spento ogni illusione dell’indipendentista dichiarando che la posizione dell’UE non cambia e resta dalla parte di Mariano Rajoy.  Mariano Rajoy risponde che va benissimo dialogare ma esige che gli indipendentisti rispettino la legge, e soprattutto ricorda a Puigdemont che il Governo spagnolo non può bloccare le azioni della giustizia perché nello Stato di Diritto vige la separazione dei poteri. Puigdemont vorrebbe chiaramente l’indulto per sé, per Oriol Junqueras e per i candidati eletti che sono fuggiti con lui in Belgio e per quelli che facevano parte dell’ex governo indipendentista che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza e adesso sono in carcere preventivo con l’accusa di malversazione di denaro pubblico, sedizione e opposizione alla Costituzione spagnola.

Il Piano B degli indipendentisti

Gli indipendentisti (Puigdemont e Junqueras) la volta scorsa hanno dato ascolto alla CUP ed hanno creato questo groviglio fatto di referendum sì o sì, dichiarazione unilaterale d’indipendenza subito ritirata, poi votata, poi simbolica, poi fuga all’estero, dopo quanto successo non si fidano poi molto della CUP, o meglio, pensano sia bene non scendere a patti con loro e vogliono sedurre Catalunya en Comun (gli affiliati Podemos) ma, se l’alleanza va in porto, Pablo Iglesias può mettere definitivamente una pietra sopra le proprie aspirazioni politiche in Spagna.

Intanto le imprese catalane chiedono stabilità per evitare altri danni all’economia

Dal 1 ottobre ad oggi sono già 3100 le imprese che catalane che hanno abbandonato la Catalogna, il clima politico ha generato un calo dei consumi e soprattutto un calo del turismo in Catalogna che sfiora il 5% (mentre aumenta nel resto della Spagna).  Per gli indipendentisti non c’è nessun problema nell’economia catalana.

Ines Arrimadas è l’unica vera vincitrice e l’unica novità (maggioranza dei seggi) in un loop infinito

Ines Arrimadas questa volta non potrà governare la Catalogna, come nella scorsa legislatura regionale sarà leader dell’opposizione ma il suo partito ha vinto in voti e seggi e, dato ancora più significativo, su dieci distretti di Barcellona, sei distretti hanno votato per Ciudadanos.  Ines Arrimadas, forte del suo risultato elettorale, ieri ha dichiarato ”gli indipendentisti adesso non potranno più parlare a nome di tutta la Catalogna e di tutti i Catalani”.

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