Pubblicato 14 Nov 2017

Aggiornato 08 Apr 2018

Indipendenza della Catalogna: riassunto definitivo

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Facciamo un ripasso generale della crisi catalana. In questo articolo parleremo di tutti i passi che hanno portato allo scoppio della crisi annunciata che è culminata con la DUI, dichiarazione unilaterale d’indipendenza, e con l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione Spagnola.

2006, i partiti indipendentisti al 10%. Il falso mito del referendum sullo statuto d’autonomia

Si parla tanto dello Statuto catalano, votato e poi modificato perché incostituzionale, come il motivo che ha scatenato l’indipendentismo catalano e invece è falso. Nel 2006 gli indipendentisti viaggiavano sul 10%. Il referendum per la modifica dello statuto della Catalogna non ebbe molto successo, votarono il 48% dei catalani, quindi non si raggiunse neanche il 50%. Quando leggiamo su LaRepubblica che lo statuto ha avuto una valenza così importante ci viene da ridere. Quel referendum non ha interessato neanche la metà della popolazione catalana. 

2011 Crisi economica in Spagna
Proteste davanti al Parlamento della Catalogna, 2011. Nessuna bandiera di nessun tipo.

Nel 2011 il presidente della Catalogna era Artur Mas, uomo di centro destra, unionista ed anche monarchico, a capo della coalizione Convergencia i Union.

La Catalogna è una Comunidad Autonoma spagnola che ha molti poteri di autogoverno e quando scoppiò la crisi economica, i catalani erano molto arrabbiati con Artur Mas e con il suo governo regionale. Il movimento de los Indignados si era installato in plaza Catalunya e dopo alcune settimane, si decise di sgombrare la piazza. Le cariche della polizia catalana contro i protestanti fecero il giro del mondo, anche se adesso ce ne siamo scordati.

Le Proteste da parte dei cittadini contrari ai tagli previsti dal Governo regionale catalano si fanno sempre più pressanti. Nel giungo 2011 scoppia una rivolta popolare proprio nel giorno in cui il presidente della Generalitat Artur Mas deve recarsi al Parlamento regionale per votare i tagli alla sanità, il palazzo è assediato da una folla di manifestanti che bloccano le entrate. Artur Mas e Nuria de Gispert (presidente del Parlamento regionale) dovettero accedere al parlamento a bordo di un elicottero.

Artur Mas, a capo dell’Autonomia catalana, non sapendo come risolvere quel problema, chiese più soldi al Governo di Madrid, la risposta fu negativa ed Artur Mas si rivolse allora al popolo ”meglio essere indipendenti – economicamente”. Iniziò in quel momento una vera e propria propaganda per l’indipendenza della Catalogna.

2012 Il sogno del Patto Fiscale per ottenere l’indipendenza economica
Se non fa in porto il Patto Fiscale, Artur Mas minaccia secessione. 2012

Il presidente Artur Mas decide che la migliore cosa da fare è chiedere un Patto Fiscale al Governo spagnolo, un patto fiscale come quello dei Paesi Baschi, il Governo spagnolo rispose che il Patto fiscale dei Paesi Baschi fu offerto alla Catalogna a suo tempo, ma la Catalogna (Jordi Pujol) rifiutò il patto.  Artur Mas non demorde, per ottenere il patto fiscale per la Catalogna, decide di sciogliere il parlamento regionale e di andare ad elezioni, con la speranza di ottenere una larghissima maggioranza con la quale presentarsi a Mariano Rajoy per ottenere il Patto Fiscale.

La coalizione di Artur Mas vince le elezioni ma ottiene una maggioranza molto irrisoria di 72 seggi, mentre l’opposizione ottiene 68 seggi. Oltretutto, la coalizione indipendentista non ottiene la maggioranza dei voti, ma solo dei seggi. Il patto fiscale naufraga ed Artur Mas si ritrova con un grosso deficit in Catalogna mentre le spese per la propaganda indipendentista aumentano.

“La Spagna finanziata che vive alle spalle della Catalogna produttiva” slogan di CiU (oggi Junts pel Catalunya)
2013 Massiccia propaganda indipendentista
Tv3, la tv pubblica catalana diventa sempre più il mezzo di propaganda dell’indipendentismo

Artur Mas decide di promuovere una consulta (o referendum consultivo) per l’indipendenza della Catalogna. La consulta non è riconosciuta dal Governo spagnolo ma, contemporaneamente, non fa nulla per bloccarla. Gli indipendentisti catalani, fagocitati da una propaganda sempre più massiccia soprattutto attraverso il canale televisivo TV3, la tv pubblica catalana, mettono in piedi la consulta che si svolgerà il 9 novembre 2014 a suon di slogan “La Spagna ci deruba”, oppure “quando saremo indipendenti mangeremo gelato ogni giorno”.

2014 Consulta illegale sull’indipendenza della Catalogna
9 novembre 2014, la consulta sull’indipendenza della Catalogna

Il 9 Novembre 2014 si svolge la Consulta sull’indipendenza della Catalogna, senza garanzie e senza un censo. La gente può votare tutte le volte che vuole e in qualunque luogo. Il risultato è a favore dell’indipendenza, ovviamente.  Il passo successivo che progetta Artur Mas è andare ad elezioni e formare un governo plebiscitario indipendentista per scindere la Catalogna dalla Spagna.

2015 Elezioni regionali e nascita della coalizione JxSì

Artur Mas scioglie il Governo regionale della Comunità Autonoma della Catalogna e indice elezioni per il 27 settembre 2015. Per ottenere il plebiscito indipendentista, Artur Mas crea una coalizione indipendentista formata dal suo partito Covergencia più ERC, chiama la coalizione JxSì. Nella campagna elettorale, Artur Mas parla del progetto indipendentista ed afferma chiaramente che, dopo l’indipendenza, “nessuna banca andrà via dalla Catalogna ma le banche litigheranno per restare in Catalogna e che nessuna impresa andrà mai dalla Catalogna”

e lo ripete più e più volte in varie occasioni, urlandolo come fosse una verità assoluta da bravo populista.

Il 27 settembre 2015 si svolgono le elezioni regionali, il risultato non è un plebiscito, la coalizione Jxsì ottiene solo 62 seggi e non ha la maggioranza che è di 68 seggi. Cosa fare? Tornare al voto? Dopo un primo momento di incertezza vista la risoluzione assolutamente non plebiscitaria, Jxsì decide di andare avanti e stringe un accordo con la sinistra anarchica CUP (anti-europeisti). Secondo il patto, CUP terrà in piedi il governo regionale catalano ma in cambio Jxsì dichiarerà ad ogni costo l’indipendenza della Catalogna. Artur Mas si proclama così vincitore perché sommando i 62 seggi di Jxsì ed i 10 seggi di CUP, ha ottenuto 72 seggi, superando la maggioranza minima per formare un governo regionale che è fissata a 68 seggi). Adesso manca solo l’investitura ufficiale di Artur Mas come Presidente della Generalitat, CUP è contraria ad Artur Mas ma questo ci prova ugualmente (a dicembre 2015) con una votazione nel Parlamento regionale, ma ottiene solo 63 voti (quelli di JXSì), e sono insufficienti per l’investitura. Secondo la legge, se entro due mesi non si sarebbe svolta l’investitura, la regione sarebbe dovuta tornare ad elezioni nel Marzo 2016. Nel frattempo, lo scandalo del 3% che ha investito Convergència, il partito di Mas e di Pujol prima di lui, diventa sempre più pesante, il partito allora decide di cambiare nome e diventa PDeCAT.

2016 Carles Puigdemont diventa a sorpresa Presidente della Generalitat (riassuntone a questo link)
Carles Puigdemont diventa, a sorpresa, Presidente della Generalitat

Il 9 gennaio 2016 arriva finalmente il compromesso tra la coalizione indipendentista Jxsì e CUP, il sostituto di Artur Mas è Carles Puigdemont, già sindaco di Girona, nipote di un andaluso ma indipendentista ”da sempre” come ama sottolineare egli stesso. Carles Puigdemont diventa Presidente della Generalitat della Catalogna con 70 voti (62 di Jxsì, e 6 voti di CUP). Carles Puigdemont, subito dopo l’investitura si autoproclama il Presidente della Generalitat che porterà la Catalogna verso l’indipendenza.

2017, Ley de Ruptura, Referendum d’indipendenza, dichiarazione unilaterale d’indipendenza e la fuga di Puigdemont
Puigdemont tiene un discorso da un luogo sconosciuto dopo la DUI

Il 6 e il 7 settembre 2017, il Parlamento regionale catalano vive un vero e proprio colpo di stato, la maggioranza (risicata) indipendentista vota a sopresa la legge di rottura con la Spagna e la Legge del referendum, contro il volere dei funzionari giuridici del parlamento che reputano la legge incostituzionale e quindi si rifiutano di firmarla ai fini della votazione. All’opposizione viene vietato di esprimersi e la maggioranza vota le leggi, da sola, in un parlamento regionale semivuoto perché l’opposizione era uscita in segno di protesta.

Il Presidente Carles Puigdemont è deciso a portare avanti il Referendum d’indipendenza della Catalogna ed incita i cittadini indipendentisti a recarsi alle urne pur sapendo che un giudice di Barcellona ha dato ordine alla Guardia Civil di requisire le urne ed impedire il voto. Il referendum si svolge in un clima confuso, senza un censo e senza garanzie. Gli indipendentisti lamentano pestaggi da parte della Guardia Civil all’indirizzo di cittadini inermi. Nei giorni successivi si scoprirà che molte foto e molti video erano falsi e vecchi di anni, risalenti al periodo dei disordini del 2011, mentre i feriti accertati sono due.

ottobre 2017 Dopo il referendum la fuga delle imprese e delle banche

Dopo il referendum, una ad una le storiche imprese catalane cambiano sede legale e si trasferiscono in altre regioni della Spagna. Anche le due banche più importanti della Catalogna e tra le più importanti dell’intera Spagna il Banco di Sabadell e la Caixa, cambiano sede legale e vanno via per timore di instabilità. Passano i giorni e molte imprese decidono di cambiare anche la sede fiscale, cioè decidono di pagare le tasse fuori dalla Catalogna, in altre regioni della Spagna. Oriol Junqueras, conseller all’economia (quindi assessore regionale) e vicepresidente della regione non dice niente, non commenta. Le imprese continuano ad abbandonare la Catalogna anche nei giorni successivi e continuano a farlo. Ad oggi, quasi 3 mila imprese hanno abbandonato la Catalogna. 

La DUI, dichiarazione unilaterale d’indipendenza e Articolo 155 della Costituzione

Dopo il referendum, il 10 ottobre Carles Puigdemont dichiara l’indipendenza ma la sospende con il pretesto di inseguire il dialogo. Il Senato spagnolo invita Puigdemont a comparire nella massima assemblea ma egli rifiuta e pensa di annunciare nuove elezioni regionali. Alla fine, sotto la pressione degli alleati, soprattutto della CUP, Puigdemont decide di rimettere la decisione al voto del parlamento regionale che, il 27 ottobre, durante un voto con scrutinio segreto, approva la dichiarazione d’indipendenza.

Iniziano una ad una a comparire le dichiarazioni ufficiali di tutti gli stati del mondo che affermano di non riconoscere l’indipendenza della Catalogna. Contemporaneamente, il Senato spagnolo mette in atto l’articolo 155 della Costituzione e manda la regione a nuove elezioni regionali.

Novembre 2017 Campagna elettorale ed arresti

I partiti indipendentisti ERC (Oriol Junqueras) e PDeCAT (Carles Puigdemont) decidono di partecipare alle elezioni regionali ma, per paura di essere incarcerato, Puigdemont lascia la Spagna e vola in Belgio per chiedere ad un noto avvocato specialista in casi del terrorismo, in passato già avvocato di alcuni terroristi dell’ETA.

Puigdemont in Belgio rilascia una conferenza stampa dove non nomina mai la Repubblica, ed anzi parla delle elezioni come fossero un nuovo referendum che, secondo lui, dovrà decretare la vittoria dell’indipendentismo, parla della Spagna come la peggiore delle dittature e chiama ”prigionieri politici” i due Jordi che avevano mosso la folla contro gli ordini del giudice a settembre. Nel frattempo, in Spagna, Oriol Junqueras e altri membri del cessato govern regionale sono chiamati a comparire davanti al giudice con l’accusa di sedizione, ribellione e malversazione di denaro pubblico. Gli imputati decidono però di non rispondere alle domande del giudice Carmen Lamela e questa decide l’incarcerazione cautelare immediata per otto di loro, rimarcando il pericolo di fuga all’estero (come Puigdemont e altri 3 membri del cessato govern che si trovano in Belgio). Resta in libertà Santi Vila del PDeCAT che si dimise il giorno prima della votazione della DUI.

Carmen Forcadell, ex presidente del Parlamento, accusata anche lei insieme agli membri della mesa del parlament, cioè della presidenza del parlamento regionale, decide di cambiare registro e di comparire davanti al giudice per rispondere alle sue domande. Durante l’udienza preliminare, Carmen Forcadell dichiara di avere pienamente accettato l’articolo 155 della Costituzione e ritiene quindi il Parlamento regione sciolto, ma soprattutto dichiara che la DUI, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza è stata puramente ”simbolica” e, secondo lei, non aveva quindi valore legale. Il giudice decide di fissare la cauzione per la ex presidente del parlamento regionale che, dopo avere trascorso una notte in cella esce. La cauzione fissata a 150.000 euro è stata pagata da ANC, l’associazione con a capo Jordi Sanchez, uno dei due Jordi arrestati.

Nel frattempo, Sergi Sabrià, il portavoe di ERC  (il partito di Oriol Juqueras) ammette ”non eravamo preparati per l’indipendenza”.

 In Belgio, Carles Puigdemont rilascia un’intervista per un giornale belga ed afferma che secondo lui ”è possibile un’altra soluzione diversa dall’indipendenza”. 

3 pensieri riguardo “Indipendenza della Catalogna: riassunto definitivo

  • 21 novembre 2017 in 21:56
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    este es un resumen perfecto, los secesionistas están arruinando nuestra economía, porque son egoístas, han hecho creer a la gente que, dejando de pagar impuestos a España, se volverían más ricos, este es el único punto común entre los independentistas: PDeCAT es un partido de derecha y conservador, ERC son republicanos y la izquierda está solo en el nombre, mientras que CUP es un partido que está en contra del sistema, contra la Eurozona, contra todo lo que es democracia tal como la conocemos. Estos tres partidos independentistas, profundamente diferente por ideales e historia, dicen que quieren a Cataluña, pero es todo lo contrario. Deberían darse cuenta de lo mal que han hecho a esta tierra, mi tierra. Se rompió la convivencia entre las personas, incluidos los compañeros de trabajo y entre los miembros de la misma familia ¿Por qué? para arruinar nuestra economía. Solo logran crear odio, odio hacia otras personas que trabajamos e intentamos vivir en paz. La Sra. Carme Forcadell dijo que los catalanes que no somos independentistas no somos catalanes de verdad, esto es sembrar odio.
    Sóc català i per tant espanyol.

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  • 23 novembre 2017 in 15:10
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    Grazie per aver commentato questo articolo.
    Vorremmo chiarire che non siamo “partigiani unionisti”, sosteniamo anzi che l’indipendentismo si sia preso gioco della popolazione attraverso una campagna mediatica senza precedenti per quantità di menzogne e mezze verità, lo sappiamo perché lo abbiamo vissuto. I leader dell’indipendenza non hanno mai chiarito il “dopo indipendenza” perché sapevano benissimo che non ci sarebbe mai stata una vera indipendenza, così come non hanno commentato la fuga di imprese dopo il referendum. Per anni hanno sostenuto che la Catalogna sarebbe diventata automaticamente uno Stato europeo a sé, ignorando tutte le dichiarazioni della UE che negavano all’infinito questo scenario. Caricare l’indipendenza solo di positività e di guadagni ha creato un mostro in Catalogna: due milioni di persone convinti di diventare più ricchi con l’indipendenza, e che questa non comporta nessun danno in campo politico/economico/sociale. Ci domandiamo spesso quanti indipendentisti ci sarebbero oggi in Catalogna se non ci fosse stata la crisi, oppure se i leader dell’indipendenza avessero parlato anche del danno economico e sociale che la secessione causa. In questo articolo non si condanna l’ideale indipendentista ma il modo in cui è stata gestita una crisi economica e il progetto stesso d’indipendenza negando un dibattito plurale ed equo tra le varie opinioni presenti nella regione. L’indipendenza della Catalogna è stata un grosso progetto di marketing di Artur Mas per salvare un partito investito da scandali e problemi giudiziari, chi ne paga le conseguenze sono le persone comuni.

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  • 18 febbraio 2018 in 17:30
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    Sono d’accordo con voi. Credo anche che Mas abbia puntato sul tema dell’indipendenza in un momento nel quale lo scontento popolare per i ritagli fatti dalla Generalitá stava diventando scomodo per i politici del momento. Los indignados cominciavano a prender forza ed organizzarsi. Conveniva sviare l’attenzione verso un nuovo nemico, la Spagna, facendolo passare per il vero ladro e oppressore del popolo catalano

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