Pubblicato 07 Nov 2017

Aggiornato 08 Apr 2018

I veri comunisti non sono indipendentisti

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I veri comunisti non sono indipendentisti perché la sinistra non può essere nazionalista, separatista ed antisolidale.
Abbiamo più volte raccontato di quanto sia facile in Catalogna, negli ambienti dell’indipendentismo catalano, marchiare con la parola ”fascista” ogni persona che non condivide i motivi, le ragioni e le risoluzioni dell’indipendentismo catalano.

Abbiamo parlato di Albert Boadella, catalano, antifranchista ed esule nel periodo del regime di Franco, oggi è comunemente chiamato fascista degli indipendentisti catalani, perché Albert Boadella è contrario all’indipendenza della Catalogna.

Oggi su ElPais.com compare una lettera di Justiniano Martínez Medina, antifascista, partigiano, ex segretario del Partito Comunista di Madrid, un uomo che ha fatto politica, di sinistra veramente, nella clandestinità, che la lottato per la libertà e che oggi viene chiamato fascista. Questi sono gli indipendentisti catalani, dei vigliacchi.

Nella lettera, Martínez Medina si rivolge a Francisco Frutos, detto Paco, del Partito Comunista Spagnolo, ringraziandolo per il discorso pronunciato durante la grande manifestazione del 29 ottobre per l’Unità della Spagna ed in difesa dell’articolo 155 della Costituzione.

Leggiamo la lettera tradotta in italiano (a questo link, in spagnolo)

Francisco ”Paco” Frutos ha dato voce alla sinistra anti-indipendentista; Grazie, Paco.

Dirò chi sono. Nel 1979, ero concejal a Barcellona, membro della squadra del Governo regionale di Pascual Maragall. Inoltre, ero deputato al Parlamento catalano, membro della Commissione per i diritti umani.

Grazie, Paco, per ricordare che le istituzioni democratiche catalane non erano il prodotto di un accordo con i populisti o con il movimento indipendentista.

Ma la mia storia inizia molto tempo prima. Ero un guerrigliero, facevo parte di Mundo Obrero (mondo operaio) quando questo era proibito, sono stato responsabile, in clandestinità del Partito Comunista Spagnolo di Murcia, sono stato arrestato, sono stato torturato,come le vecchie vertebre posso attestare, sono stato in carcere per sei anni, ho gridato amnistia, ho perdonato la mia aguzzino. Che non mi parlino di libertà coloro che hanno sempre goduto della libertà.

Non importa il mio passato antifranchista, oggi mi chiamano fascista. Ma il fascismo uccide, il franchismo uccideva, che lo sappiano coloro che mentendo insultano la memoria dei nostri morti. Grazie Paco, per ricordare ai catalani ed alle catalane la voce del PSUC, un partito nazionale ma non nazionalista, la voce della sinistra impegnata per la gente.

Sono stato segretario generale del Partito Comunista Spagnolo di Madrid, fino a quando la mia salute me lo ha permesso, e membro del Comitato Centrale. Il partito di militanza, non un gruppetto di persone come quelle che oggi usurpano la sigla del partito, partito che oggi si è trasformato in un sindacato giallo che cura gli interessi personali di alcuni.

Grazie a Paco per ricordare che il nazionalismo grande o piccolo è un tradimento alla classe operaia. Sono stato segretario della Construcción de las Comisiones Obreras de Cataluña; e alcuni ragazzini mi chiamano borghese e fascista, mentre loro prendono parte a scioperi pagati dai datori di lavoro e dai governi.

Dobbiamo ricordare le voci, la storia e la verità, perché abbiamo bisogno che i nostri nipoti non comprino le rivoluzioni nei social network. Dobbiamo ricordare gli scioperi di settimane, le casse della resistenza, la giornata lavorativa non pagata. Oggi si fanno gli scioperi per i responsabili ”del 3%”, non per i lavoratori. 

Grazie Paco per ricordare che la democrazia non fu conquistata fuggendo o mangiando salsicce nelle piazze, ma conquistando le piazze.

Ad entrambi lo ha spiegato Manuel Vázquez Montalbán: il nostro scopo è la parola libera in una città libera. Grazie a Paco per ricordarci che non dobbiamo permettere, in nome della libertà, sia negata la possibilità di un progetto di solidarietà per la Spagna.

Grazie Paco per ricordare che la bandiera della sinistra non insegue l’indipendentismo ma è in grado di creare un progetto politico autonomo, a sé.

Mi chiamo  Justiniano Martínez. Ed io sì che sono stato un prigioniero politico

.Justiniano Martínez Medina è ex segretario generale del Partito comunista spagnolo di Madrid

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