Pubblicato 26 Ott 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

Catalogna: Puigdemont rifiuta il dialogo

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Carles Puigdemont ha deciso che lo si nota di più se non va.

Al Presidente della regione catalana, Carles Puigdemont, era stato offerto di parlare al Senato Spagnolo oggi giovedì 26 ottobre, oppure venerdì 27 ottobre ma Puigdemont, che parla tanto di dialogo, alla fine ha deciso di non volere dialogare, quindi ha fatto sapere che non andrà al Senato, né oggi, né tanto meno domani.

Dialogare sul serio?

Curioso comportamento di un presidente di regione che prima si lagna di non trovare sponde per il dialogo ed alla fine, quando viene ufficialmente invitato a comparire al Senato spagnolo, prima dell’attivazione dell’articolo 155, rifiuta l’invito.  Curioso comportamento se non stessimo parlando di un presidente di regione che ha fatto delle lamentele infondate la sua bandiera.

Si aggiunge poi il vicepresidente Oriol Junqueras che afferma ”Rajoy non ci lascia altra scelta che la dichiarazione unilaterale d’indipendenza”, come se comparire al Senato e discutere del caso catalano in un luogo che esiste proprio per discutere dei problemi e tentare di risolverli sia un gesto da disprezzare. Tutto quel discorso affranto sul dialogo era un bluff fatto apposta per impietosire il mondo, perché in mancanza di argomenti, gli indipendentisti catalani usano il vittimismo, e lo usano praticamente sempre.  Oriol Junqueras di vittimismo è maestro, pochi giorni fa ha presentato un documento di 13 pagine dove elenca una serie di affronti e cattiverie che la Catalogna subisce dalla Spagna,  il documento in questione è stato analizzato da ElPais.com che in un articolo riesce molto facilmente a mettere in evidenza le numerose menzogne affermate dal vicepresidente e delegato all’economia della regione catalana.

Cosa faranno gli indipendentisti catalani?

Hanno più volte detto che rigettano l’idea di andare alle urne per rimettere la decisione al popolo. Adesso pare che si siano tutti messi d’accordo per dichiarare l’indipendenza unilaterale della Catalogna, dichiarazione che dovrebbe avvenire oggi o venerdì. Se Puigdemont dichiarerà l’indipendenza, come tutti gli alleati gli chiedono, il passo successivo sarà indire le ”elezioni della costituente” della repubblica catalana, che per i non indipendentisti saranno elezioni regionali normali. Se i partiti indipendentisti otterranno ancora una volta la maggioranza (con la legge elettorale in vigore, il voto di un cittadino di Lleida vale 3 voti di un cittadino di Barcellona), avranno, a modo loro, una scusa in più per proseguire la farsa dell’indipendenza, provocando altri danni all’economia ed al turismo catalano.

Le Monde scuote gli indipendentisti

Nel frattempo, Le Monde scrive un editoriale in cui parla della radicalizzazione del movimento indipendentista catalano e, soprattutto, della capacità dei politici indipendentisti di illudere i loro elettori.

Parlamento della Catalogna fermo dal 7 settembre

Il Parlamento regionale della Catalogna non si riusce da giorno 10 ottobre, cioè dal giorno in cui nessuno aveva capito se Puigdemont avesse o meno dichiarato l’indipendenza della Catalogna. In quell’occasione il parlamento catalano non votò nulla e, formalmente, il parlamento catalano non decide nulla di nulla (su nessun argomento) dai giorni 6 e 7 settembre, i giorni in cui la maggioranza stentata votò in fretta e furia la legge sul referendum, anticostituzionale.

Il parere del Tribunale Costituzionale, a volte sì a volte no.

Altra sorpresa, come se non bastasse, gli indipendentisti catalani hanno ricorso al Tribunale Costituzionale per opporsi alla messa in atto dell’articolo 155 della Costituzione, cioè si sono rivolti allo stesso organo dello Stato che ha dichiarato illegale il referendum del 1 ottobre, in quel caso non hanno minimamente ascoltato il divieto del Tribunale, oggi si rivolgono al Tribunale Costituzionale. Schizofrenia pura.

Costituzionalisti catalani scenderanno nuovamente in piazza.

Domenica 29 ottobre a Barcellona è prevista una grande manifestazione dei costituzionalisti catalani in difesa dell’Unità e contro la divisione.

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