Pubblicato 21 Ott 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

Catalogna: applicazione articolo 155 della Costituzione

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Dopo il Consigli dei Ministri straordinario, il Presidente Mariano Rajoy ha annunciato in conferenza stampa che è stato avviato l’iter per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola al Governo regionale della Catalogna.
Analizziamo il discorso di Mariano Rajoy, le reazioni ed i risvolti che l’articolo 155 porterà in Catalogna.

L’annuncio di Mariano Rajoy

Mariano Rajoy ha detto chiaramente che il Governo non voleva attuare l’articolo 155, che ha chiesto più volte a Carles Puigdemont di ristabilire l’ordine democratico garantito dalla Costituzione e dallo Statuto di Autonomia della Catalogna, ma Puigdemont, con le sue risposte ambigue e con la minaccia di dichiarare l’indipendenza unilaterale (DUI), ha mostrato il volto dell’indipendentismo, cioè ha dimostrato di volere lo scontro, mascherandolo però con la parola ”dialogo”. Mariano Rajoy ha affermato che il ”dialogo” che ha cercato oggi Puigdemont, è stato offerto più e più volte, specialmente durante l’ultimo anno, Puigdemont si è sempre negato comparire al Parlamento spagnolo e discutere, ha messo in marcia la legge del referendum violando la Costituzione, lo Statuto di Autonomia e l’iter del parlamento regionale non dando parola alle opposizioni nei giorni 6 e 7 settembre, dando via ad un Colpo di Stato da parte degli indipendentisti. Puigdemont ha poi intrapreso la strada del referendum anche dopo il divieto del Tribunale Costituzionale (ordine di un giudice di Barcellona, non di Madrid, come molti giornalisti italiani sostengono). L’esito del referendum, siccome illegale e privo di qualunque garanzia è stato comunque considerato dagli indipendentisti ”valido”, in effetti il referendum sembra sia stato il fulcro di tutta la strategia indipendentista, è stato utilizzato con l’intenzione di arrivare allo scontro con il Governo centrale, internazionalizzare il vittimismo indipendentista.

Le reazioni

Il Partito Socialista catalano e Ciutadanos applaudono perché si ristabilizzerà la Costituzione in Catalogna, ricordiamo che il parlamento regionale era bloccato da settimane, senza discutere nulla, come se la regione non avesse altro a cui pensare, e stiamo parlando di una regione che ha competenze autonome in materia si sanità, educazione, sicurezza, trasporti.

I politici indipendentisti catalani gridano al colpo di stato, anche podemos sostiene che questa misura è un colpo di stato. La domanda che nessuno pone loro è una: ”attuare la Costituzione è un colpo di stato mentre calpestare la Costituzione è legale”?

Non si riesce a capire perché la gente dovrebbe pagare le multe, quando si è convinti che pagare una multa, ad esempio, sia sbagliato? Andare contro la Costituzione è stato un rischio che il governo regionale della Catalogna ha voluto correre. Gli indipendentisti catalani, speravano di portare nelle piazze e nelle televisioni di tutto il mondo, un conflitto civile aspro e cruento per poter poi denunciare la violazione dei diritti umani e quindi fare come il Kosovo. La Spagna non è la Serbia e la Catalogna è una regione ricca, gli indipendentisti catalani sono riusciti solamente a:

  • dividere il popolo catalano in pro e contro indipendenza, innescando quindi odio che pregiudica la convivenza degli stessi catalani.
  • far fuggire le banche e le imprese perché la Spagna è sempre stato il mercato maggiore della Catalogna, una Catalogna fuori dalla Spagna e fuori dalla UE perde ogni attrattiva per le imprese e le banche.

Di questi due grossi problemi collaterali alle smanie indipendentiste, i politici secessionisti non hanno mai parlato seriamente, hanno semplicemente risolto la questione con due frasi ad effetto, tipico atteggiamento populista:

  • hanno sempre omesso la divisione che esiste nella popolazione parlando sempre e solo a nome ”dei catalani”, dicendo ”siamo un solo popolo”, ignorando che la maggioranza della popolazione non vuole l’indipendenza, governando solo per quella parte, alle ultime elezioni il 47% della popolazione, che ha appoggiato i partiti indipendentisti.
  • Il secondo problema, quello delle imprese e delle banche è stato liquidato dagli indipendentisti con una frase molto semplice: torneranno, e se non tornano, boicottiamoli.

Queste due risposte dimostrano che gli indipendentisti catalani sono un gruppo di populisti allo sbaraglio, hanno per troppo tempo vissuto in un mondo fatato dove tutto gli era concesso, si sono circondati di immagini e slogan positivi, di un futuro roseo e, soprattutto, hanno pensato che manipolare l’opinione pubblica mondiale fosse facile. L’isolamento in cui si sono trovati in queste settimane li ha colti alla sprovvista, e l’abbandono delle imprese li ha spiazzati.

La Catalogna è ricca ma non è la regione più ricca di Spagna. Attenzione. La comunità di Madrid ed i Paesi Baschi, la Navarra, sono ancora più ricchi della Catalogna. La Catalogna non è il motore della Spagna, ma fa parte di un meccanismo di cui certamente è uno dei pilastri più importanti, ma non è la mamma procura il cibo ai piccoli. La Catalogna deve tanta della sua fortuna al congiunto spagnolo:

  • La Catalogna è la regione maggiormente finanziata dalla Spagna
  • La Catalogna è una delle regione dove la Spagna ha investito di più (basti pensare alla Barcellona pre olimpiadi ed alla città dopo i lavori di rinnovamento di tutto il port vell, non tutti sanno che dove oggi c’è il lungomare di Barcellona prima c’era una grande baraccopoli)
  • La Catalogna è, insieme all’Andalusia, la meta turistica preferita degli spagnoli
  • La Catalogna vende i suoi prodotti alle altre comunità autonome della Spagna

 

Dove ha sbagliato la Spagna nella gestione catalana?

Se si è arrivati a tanto, cioè a minacciare una dichiarazione unilaterale d’indipendenza da parte di un territorio della nazione, è ovvio che anche il Governo centrale in qualche modo ha sbagliato:

I governi di Zapatero e di Aznar, quindi sia i socialisti che i popolari, hanno goduto dell’appoggio dei partiti oggi divenuti indipendentisti, per riuscire a formare una maggioranza parlamentare. Questi appoggi sono stati ricompensati con sempre maggiore autonomia, sempre di più. Nelle scuole pubbliche catalane si dedicano solamente due ore a settimana allo studio dello spagnolo? non importa. La polizia regionale catalana (assurdità che una regione abbia una polizia autonoma) diventa talmente politicizzata che i politici indipendentisti possono tranquillamente dichiarare ”vogliamo che los mossos d’esquadra diventino la polizia indipendentista”. Gli indipendentisti catalani hanno strumentalizzato la crisi economica del 2011 ed ha trasformato le rivolte di piazza contro la Generalitat in rivolte contro la Spagna. I politici indipendentisti catalani, alla guida della regione, hanno speso tantissimi soldi pubblici per aprire pseudo ambasciate catalane nelle capitali straniere. Addirittura, il video ”help catalonia”, promosso da una storica associazione indipendentista,  girato su modello di quello dell’Ucraina, è stato finanziato dall’ente spagnolo della cinematografia. La Spagna ha sempre lasciato fare, il governo centrale non ha mai voluto incidere sulle scelte della Generalitat, così questa ha pensato che fosse arrivato il momento di chiedere di più, l’impossibile.

La Spagna, che oggi si vuol far credere uno Stato autoritario e cattivo, è lo Stato più decentrato e meno autoritario dell’Unione Europea. La Spagna moderna, nata sulle ceneri di una dittatura lunga, ha sempre cercato di invertire la marcia, cercando a tutti i costi di recuperare il tempo perduto, investendo tantissimo nelle città maggiormente predisposte e, soprattutto, garantendo autogestione alle autonomie locali. Com’è stata ripagata? Con un video di 5 minuti finanziato con soldi pubblici dove la Spagna viene insultata come fosse un paese dei Balcani degli anni 90. Al di là della retorica populista, gli indipendentisti catalani si sono dimostrati sleali e parecchio codardi, non hanno mai saputo affrontare un dibattito a cielo aperto, non hanno mai avuto il coraggio di informare davvero e spiegare cosa comporta l’indipendenza, hanno semplicemente gettato fango sulla nazione spagnola e tanto basta per smuovere la piazza.

La misura presa oggi, avviare l’esercizio dell’articolo 155 è la prima cosa sensata che si fa per mettere fine alla follia del nazionalismo catalano.

Scenari futuri

Sembra che questo sia il momento di fare scattare l’operazione Kosovo: adesso la Generalitat metterà in moto la macchina del fango e, attraverso manifestazioni orchestrate da CUP, ANC e Omnium, si lagnerà della cattiva Spagna. La cosa andrà per le lunghe. Il discorso di Puigdemont oggi alle 21.00 sarà pieno di ”democrazia” (alla maniera indipendentista, cioè la mia è democrazia, alla mia maniera) e pieno di vittimismo, un discorso pronunciato da gente che non ha saputo gestire un’autonomia sconfinata come quella catalana.

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