Pubblicato 14 Ott 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

La strategia separatista: Catalogna come il Kosovo

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DA ELPAIS.COM

Le forze indipendentiste stanno attuando una campagna propagandistica della secessione catalana con l’obbiettivo di accattivarsi l’appoggio, fino ad ora nulla, dei Governi Europei.

Obbiettivo: fare apparire la Catalogna come il Kosovo.

La strategia degli indipendentisti catalani è quella di fare apparire la Spagna come uno stato autoritario e antidemocratico. Gli interventi della giustizia sulla preparazione del referendum separatista e l’operazione della Polizia Nazionale e della Guardia Civil di domenica 1 ottobre sono utilizzate dai separatisti catalani per mettere in evidenza quanto la Spagna sia uno stato che opprime la regione Catalogna. Obbiettivo dell’operazione è forzare una mediazione internazionale e, contemporaneamente, preparare la via del Kosovo: una dichiarazione d’indipendenza unilaterale che si fonda sulla violazione dei diritti umani. 

 

L’indipendenza del Kosovo avvenne nel 2008, la Serbia non riconobbe l’indipendenza ma le potente internazionali sì. Una sentenza del tribunale dell’Haya del 2010 affermò che la separazione del Kosovo non violò il diritto internazionale perché la separazione fu ”terapeutica” perché il Kosovo ha sofferto l’uso della forza e della violenza da parte dello stato della Serbia. Ma la propaganda indipendentista si dimentica di dire che l’indipendenza del Kosovo avvenne 10 anni dopo la guerra separatista tra albanesi e serbi, che culminò con l’intervento dell’ONU. Il conflitto generò migliaia di vittime e mezzo milione di rifugiati.

La priorità del governo regionale catalano è ora consolidare nella scena interazionale l’immagine della Catalogna come un popolo oppresso. Si continuano a condividere le immagini del referendum dell’1 ottobre, e le mobilitazioni di gruppi di ultradestra a Valencia. Su twitter sono stati lanciati gli Hashtag #HelpCatalonia e #SupportCatalonia.


Nostre considerazioni

Com’è possibile che una delle regioni con più alto livello di vita della Spagna, voglia mettere in testa al mondo intero di essere il terzo mondo dell’Europa? Come può, la classe politica più ricca e privilegiata di Spagna, parlare in termini di ”violazione dei diritti umani”? L’uso della violenza è da condannare, sempre. Ma, parliamoci chiaramente, l’1 ottobre non è avvenuta una carneficina, la polizia si è scontrata contro la resistenza passiva della gente. Non è stato un bello spettacolo ma da qui a parlare di violazione di diritti umani ne passa.

Calres Puigdemont dimentica le cariche della polizia catalana agli indignados del maggio 2011?

Quando lo sgombro di Plaza Catalunya fu ordinato dalla Generalitat dell’allora presidente della regione Artur Mas, oggi osannato da Carles Puigdemont, la regione catalana non era un’uatorità criminale che opprimeva il popolo catalano?

 

Questo voler paragonare la ricca e libera (in tutti i sensi, davvero) Catalogna ad un territorio oppresso è uno schiaffo a tutti quei popoli che soffrono davvero vessazioni e tirannia. L’uso della violenza da parte della Generalitat nel 2011 è da condannare, esattamente come le immagini dell’1 ottobre.  I politici catalani indipendentisti dopo quelle proteste del 2011 hanno inventato un capro espiatorio, hanno diffuso odio e rancore, hanno diviso la popolazione e le famiglie, ed ora sperano di raccattare la compassione internazionale. Chi ci va di mezzo sono sempre le persone, usate come scudo.

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