Pubblicato 10 Set 2017

Aggiornato 08 Apr 2018

La Diada catalana dell’11 settembre 2017 chi rappresenta?

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Vedremo un sacco di bandiere indipendentiste sfilare per le vie di Barcellona, chiedendo a gran voce l’indipendenza, promuovendo il loro credo politico e cercando di imporlo con la massiccia presenza.

Josep Borrell del Partito Socialista, catalano, più volte ministro del Governo Spagnolo, ed ex Presidente del Parlamento Europeo, ha rilasciato un’intervista molto interessante ed illuminante al giornale catalano elPeriodico.com da consultare in spagnolo a questo link.

Un estratto dell’intervista esprime benissimo con quali occhi bisogna guardare la Diada dell’11 settembre 2017:

La Società catalana è divisa a metà. I politici promotori del ”process” si esprimono a nome ”della popolazione catalana”. Ascolta, ”la popolazione catalana” è divisa in due. Quello che succede è che una metà si esprime con più energia. 

 

L’indipendentismo vero, quello ”de toda la vida” (cioè da sempre), a nostro modo di vedere, è l’unico indipendentismo catalano da rispettare, quantitativamente, saranno in tutto il 15% della popolazione, il resto è nato dalle fakenews dei partiti che hanno snaturato la società e hanno creato un ipotetico futuro paese delle meraviglie da raggiungere con l’indipendenza e manifesteranno a favore dell’indipendenza, della fantomatica indipendenza, durante la Diada.

La Diada non era una festa dell’indipendentismo, era la giornata in cui si commemorava (ed in realtà, ufficialmente è ancora così) la caduta della Barcellona carlista per mano delle truppe borboniche durante la Guerra di Successione Spagnola (1714). Dopo la fine della dittatura franchista a questa grande e tradizionale festa catalana parteciparono gruppi indipendentisti, pochi tanti quanti erano una volta in Catalogna. Ma le cose cambiarono negli ultimi anni e precisamente da circa 6 anni, da quando la Diada è organizzata da ANC e Òmnium,  le due associazioni indipendentiste finanziate dalla Generalitat e molto vicine ai partiti indipendentisti, basti pensare che Carmen Forcadell, attuale presidente del Parlamento regionale catalano è stata presidente dell’associazione ANC, ed è così che la Diada divenne la festa delle bandiere indipendentiste pertanto la parte costituzionalista, o unionista, quasi non partecipa più e lamenta anche questa politicizzazione massiccia della festa.

Per concludere, la massa di gente con le bandiere indipendentiste per le strade di Barcellona, è la metà della popolazione catalana che si esprime con più energia, per usare le stesse parole di Josep Borrell.

elPais.com ha scritto un articolo dal titolo ”perché la maggioranza sta in silenzio?” cercando di spiegare, attraverso le voci dei contrari all’indipendenza, la maggioranza dei catalani, perchè questa grande fetta della società catalana non emerge all’esterno, non si palesa dando la sensazione che sia invece la parte indipendentista ad essere in maggiornaza.

L’altra parte non c’è lì in mezzo, ed è anche normale perché succederebbe uno scontro civile tra catalani pro e contro indipendenza, non c’è in strada ma comunque esiste, la politica indipendentista deve prenderne atto, semplicemente. Esistono e sono tanti, sono l’altra metà, non è possibile passare sopra quella metà silente perché dopo anni di silenzio, nessuno sa come questi potrebbero reagire qual’ora il governo regionale dichiarasse l’indipendenza unilaterale. Sarebbe assurdo e antidemocratico per mille ragioni, ma soprattutto perché si ignorerebbe totalmente la metà costituzionalista della popolazione catalana, che in rispetto alla Costituzione non partecipa neanche al referendum.

Carles Puigdemont ha dichiarato che desidera una diada con grande partecipazione democraticamente indipendentista, ovviamente, – ripetere sempre la parola democrazia e l’aggettivo democratico è essenziale. Carles Puigdemont però governa la Catalogna, tutta intera, non governa solo la parte indipendentista, a quanto pare non ha ben capito come ci si comporta quando si governa democraticamente.

Nel frattempo, la maggioranza dei catalani (56%) ritiene il referendum illegale e non valido, ne parla elPais.com, il dato emerge dal sondaggio che il giornale spagnolo ha richiesto all’istituto Metroscopia.

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