Pubblicato 07 Set 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

Comprendiamo meglio la mitologica indipendenza catalana

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Per capire bene cosa succede bisogna chiarire un paio di cose almeno:

Circa 10 anni fa gli indipendentisti in Catalogna (intendiamo dire, le persone comuni di fede indipendentista) erano circa il 13% della popolazione.

Questi due punti sono fondamentali per chi intende comprendere davvero il movimento indipendentista catalano. Jordi Pujol, ex presidente della Catalogna, centrista, ha sostenuto i governi di Aznar (PP) e di Gonzales (PSOE) ed in cambio ha ricevuto sempre più autonomia per la regione catalana, questa autonomia in largo tempo si è trasformata in un vero e proprio piano per scindere la regione catalana dalla Spagna.

Hanno usato i mezzi stampa, finanziando testate giornalistiche ed emittenti televisive, con il risultato di far sparire il contraddittorio. Hanno riformato la scuola catalana ed ora i bambini catalani delle scuole pubbliche studiano la storia riscritte dalle FakeNews indipendentiste, sparisce dai libri di storia il fatto che la Catalogna fosse in passato territorio del Regno di Aragona e diventa un vero e proprio regno con tanto di confini, nei libri scolastici la Catalogna è diventata ”una nazione europea’‘.

Hanno messo al bando gli intellettuali catalani che non si schierano dalla parte della secessione.

Si sono inventati una Catalogna oppressa da una Spagna antidemocratica, lo hanno urlato così tanto che una bugia ripetuta mille volte sembra alla fine una verità.

Hanno trovato il loro mantra da ripetere ed è “Democrazia” ma è solo uno slogan, la democrazia non è semplicemente votare, il referendum non è di per sé democrazia, altrimenti tutti i dittatori (tra cui anche Francisco Franco) che hanno promosso elezioni sarebbero coperti dall’aurea magica della democrazia.

Viviamo in un sistema democratico complesso, i poteri sono bilanciati da varie forze, la pluralità delle opinioni e la libera circolazione delle idee formano la nostra democrazia. Se tu sostieni di essere un democratico, non puoi minacciare, insultare, marchiare come ”fascista” chi non è d’accordo con te.

 

 

Qui non si prende in esame il nazionalismo/indipendentismo in sé, che comunque è comune a molti stati europei e non, l’attaccamento al proprio piccolo territorio fa parte di un provincialismo che non dimenticheremo certo presto e forse è anche un bene provare questo tipo di sentimento, la cosa che invece provoca davvero disgusto è la spropositata voglia di raggiungere l’obiettivo a cui viene sacrificato tutto: la democrazia che ha permesso le elezioni dalla fine della dittatura franchista a oggi, la mancanza di dibattito interno alle forze separatiste, il cerchio indipendentista che circonda le forze regionali, l’uso propagandistico dei media, la corruzione dilagante in catalogna le cui indagini sono marchiate come ”attentato politico” da parte della Spagna.

Oggi in Catalogna la società è spaccata in due:

Una parte è fortemente politicizzata e formata dai partiti secessionisti e dei loro adepti, che non sono certo in pochi, riempiono le strade con le loro bandiere, sono chiassosi, sfacciati, ed emergono come la forza predominante, ma in realtà sono molto meno di quanto si creda. Nell’era delle fake news in molti pensano che questi siano la maggioranza, ma non è così.

L’altra parte è quella degli unionisti, persone che non hanno il gene del fanatismo e subiscono. Sono tantissime persone, la maggioranza praticamente, e le ultime elezioni regionali lo hanno confermato.

Questi politici indipendentisti catalani sono stati molto bravi a formare le menti dei giovani sin dall’infanzia, ma nonostante tutto non sono riusciti, ancora, ad ottenere il tanto agognato plebiscito.

Le nuove elezioni regionali del settembre 2015: la campagna elettorale lasciava intendere che se il risultato elettorale delle elezioni avesse premiato la coalizione indipendentista Junts pel Si (il cui candidato presidente era proprio Artur Mas), a quel punto il risultato elettorale sarebbe stato utilizzato come la dimostrazione di avere ormai ottenuto la maggioranza dei voti in Catalogna.

La coalizione non vinse e non ottenne la maggioranza dei seggi nel parlamento regionale, mentre si pensava di ritornare ad elezioni, arrivò una manovra  di alleanze per cui la coalizione Junts Pel Si strinse un patto con i radicali di CUP ed insieme tagliarono la testa ad Artur Mas, misero alla presidenza della regione Carles Puigdemont, sindaco di Girona e candidato come deputato regionale nelle file di Artur Mas.

Insieme, Junts Pel Sì e CUP iniziarono da subito a fare grandi proclami d’indipendenza, tra lo sconcerto generale perché in molti si sono chiesti se queste due compagini politiche talmente diverse (Junt pel sì è centro destra cattolico mentre CUP è un partito di estrema sinistra radicale, anticlericale, antisistema, antiNATO, antieuro etc) si fossero resi conto di non rispecchiare neanche minimamente la maggioranza dei voti catalani, insieme sono riusciti ad ottenere la maggioranza in parlamento autonomo, ma grazie alla legge elettorale che premia i piccoli centri con meno abitanti.

Insomma, non si capisce bene come due partiti, che nonostante gli sforzi di propaganda di questi anni, sanno di non governare una regione a maggioranza non indipendentista, si lanciano verso il suicidio del referendum illegale che ai catalani non piace.

In ultimo, ma non meno rilevante, è il dato in termini di voti effettivi che i partiti indipendentisti catalani che oggi vogliono rompere con la Spagna hanno accaparrato nelle ultime elezioni regionali:

Junts Pel Si: 1.620.973 voti (39%)

CUP:  336.375 voti (8%)

fonte dati elettorali elPais.com

insieme hanno ottenuto 1.957.348 voti su 4.115.807 votanti hanno ottenuto insieme il 47% non è una percentuale tale da essere considerata il plebiscito indipendentista che vogliono far credere. Anzi, la coalizione jxsi è calata, pertanto sembra che questo referendum sia visto dai partiti indipendentisti come l’ultimo sospiro prima della discesa.

Hanno marciato tanto contro lo Stato di diritto, hanno dichiarato più e più volte che lo stato spagnolo è uno stato antidemocratico, sono diventati a poco a poco sempre meno credibili, oggi si lanciano nel vuoto, trascinando con sé tutta una popolazione che aveva loro dato un avvertimento chiaro in sede elettorale.

Hanno sconvolto l’iter democratico del parlamento regionale, hanno votato senza le opposizioni, ignorando che quei banchi vuoti corrispondono a tanti voti, a tot di persone, alla comunità catalana, agli elettori.

Ancora più assurdo è il pensiero che quei partiti che oggi decidono di ignorare la Costituzione sono seduti sui quei banchi grazie proprio alla Costituzione che rinnegano, che odiano, che ha dato loro l’opportunità di ospitare i Giochi Olimpici di Barcellona 92, con tutte le riforme e ristrutturazioni che la città ha subito diventando poi la città turistica e cosmopolita che è oggi.

Come finirà? Una cosa è certa, la campagna di aggressione contro i territori spagnoli non finirà mai, neanche un’ipotetica indipendenza catalana fermerà lo slogan ”la Spagna ci deruba” che verrà sempre e comunque utilizzato come salvagente per uscire fuori dai guai, in ogni caso, qualunque cosa succeda, sappiamo che gli indipendentisti sanno a chi addossare la colpa.

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