Pubblicato 26 Ago 2017

Aggiornato 06 Apr 2018

Manifestazione vittime attentato Barcellona: Antonio Robles di dCIDE (Centro Sinistra di Spagna) attacca la politicizzazione degli attentati

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Antonio Robles (dCIDE- centro sinistra spagnola)

Antonio Robles, maggiore esponente del partito politico dCIDE (Centro Izquierda de España) cioè, Centro Sinistra di Spagna, scrive su libertatddigital.com che il nazionalismo trasformerà la manifestazione di oggi a Barcellona in una parata per vendere il processo indipendentista in tutto il mondo. Scrive Robles che i partiti secessionisti approfitteranno delle telecamere di tutto il mondo per inondare la manifestazione di bandiere secessioniste (las esteladas, o cubana) strumentalizzando come al solito il grido ”No tic Por”. 

Robles, indignato, si chiede se sia giusto utilizzare il dolore delle vittime per pubblicizzare l’attentato che stanno organizzando ai danni dello Stato di Diritto. La stampa, prosegue Robles, ci sta informando sui dettagli della manifestazione in programma, dove l’indipendentismo catalano spiccherà su tutto, anche sulla sicurezza delle persone. Robles poi critica la polizia catalana Mossos d’Esquadra per non avere preso in considerazione il messaggio della Polizia Belga che informava i colleghi dei sospetti sul conto dell’Imam Abdelbaki Es Satty, rivelatasi poi la mente dietro gli attacchi terroristici di Barcellona e Cambrils. Critica anche il fatto che los Mossos d’Esquadra non hanno neanche trasmesso la comunicazione belga alle altre forze dell’ordine spagnole.

Il leader di Centro Sinistra di Spagna ha poi ricordato che il sindacato della Policia Unificata (SUP) e l’Asociación Unificada de Guardia Civiles (AUGC), il 20 agosto hanno denunciato pubblicamente “L’esclusione e l’isolamento subiti da entrambi i corpi durante l’indagine e la gestione dell’attacco” della Rambla di Barcelona. La cosa più grave, afferma Robles, è avere impedito agli esperti artificieri TEDAX della Guardia Civil di accedere alla Villa di Alcanar esplosa poco dopo le 23 del mercoledì 16 agosto. Robles afferma che, anche se può sembrare assurdo impedire di avvicinare quella casa ai migliori specialisti in Spagna in fatto di neutralizzare, detonare, disattivare dispositivi esplosivi, la cosa più importante per gli indipendentisti è il processo separatista che, prosegue Robles, ha la priorità su tutto, anche sulla sicurezza e sulla vita delle persone e dei cittadini.

Robles critica la compagine indipendentista dicendo che settarismo si unisce l’incompetenza, ricordando che il giudice istruttore aveva avvertito la polizia regionale catalana della possibilità di trovarsi davanti ad un laboratorio di esplosivi, e non di droga come los mossos pensavano, ma all’affermazione del giudice la polizia ha risposto “non esageri!”. Al di là della goffaggine nel portare avanti le indagini e il fatto di avere impedito ai TEDAX della Guardia Civil l’accesso all’area della Villa anche dopo la seconda e la terza esplosione che ferì 6 mossos e 2 pompieri, emerge l’errore da parte dello Stato Spagnolo che non ha preso il comando della polizia locale durante la crisi terroristica, grave errore questo perché, afferma sempre Antonio Robles, il presidente della regione catalana Carles Puigdemont ha ormai eliminato ogni voce dissidente all’interno del comando dell’arma, sostituendo i non indipendentisti con uomini fedeli al referendum indipendentista del 1 Ottobre 2017. Robles dice che la Spagna ha già pagato caro questo sbaglio.

Robles dice poi che, davanti all’evidenza dei fatti, un famoso ”imam del catalanismo”, il professore della  UPF Ferran Requejo, accusa lo Stato Spagnolo addirittura di desiderare che si verificasse un attentato in Catalogna per poter vedere il processo secessionista naufragare, a queste parole Robles risponde secco: “Il mondo al contrario”.

Robles conclude questo suo pensiero con un PS. “Alla manifestazione di sabato, il ramo di ulivo della colomba bianca di Picasso e il silenzio più assoluto dovrebbero bastare a mostrare il lutto e la determinazione della civiltà di fronte alla barbarie. Tutto ciò che va oltre questo, sarà superfluo e fuori contesto”, Robles si riferisce alla ANC (un associazione finanziata dalla Generalitat della Catalogna per pubblicizzare il separatismo) che ha deciso di scendere in strada con le bandiere separatiste per politicizzare la manifestazione.


Le nostre considerazioni:

Essere di sinistra in Spagna è strano, è come se la sinistra, la sinistra vera, non esista in Spagna.

Per chi scrive, essere di sinistra è un qualcosa che può essere riassunto dal discorso di Pier Luigi Bersani a Parla con Me : “chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza e combattere contro la pena di morte e ogni altra sopraffazione fisica e morale. Alla fine essere progressisti significa combattere l’aggressività che ci abita dentro: quella del più forte sul più debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. È prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce”. Ecco, per noi oggi in Spagna nessuno è di sinistra, chi oggi alla manifestazione di Barcellona sventolerà le bandiere indipendentiste (tanto care ai leghisti italiani) non è di sinistra. Quei partiti politici che strumentalizzano gli attentati e mettono a rischio la vita delle persone, immolandole ad un’idea che stanno perseguendo fuori dalla legge e dalla democrazia, non sono persone di sinistra. Siamo contenti che, in panorama politico tanto oppresso dalla figura del dittatore Francisco Franco sempre, purtroppo, presente nell’immaginario collettivo di questa nazione, emergano partiti come dCIDE, un partito, forse l’unico attualmente in Spagna, che parla a nome del Centro Sinistra e di quelle persone che, lontane dai nazionalismi e dall’odio che questi portano con sé, guardano avanti verso un futuro di pace, riportando in primo piano i problemi sociali ed economici che sono quelli che hanno sempre contraddistinto la sinistra. La sinistra per vocazione è Internazionale. Il nazionalismo è nemico del socialismo.

 

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