Pubblicato 28 Giu 2017

Aggiornato 08 Apr 2018

TABARNIA: Barcellona e Tarragona chiedono l’indipendenza dalla Catalogna

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Carla Arrufat è docente di storia e presidente della Plataforma per l’Autonomia de Barcelona (PAB) ha lanciato un nuovo (si fa per dire, è nato già da qualche anno) movimento politico catalano che chiede l’indipendenza di Barcellona e Tarragona dalla Catalogna, ma non solo, questo nuovo movimento è a favore della nascita di una nuova Comunità Autonoma Spagnola (una nuova regione spagnola) formata appunto dalle aeree metropolitane di Barcellona e Tarragona, il nome della nuova regione è Tabarnia.

Traduco adesso i pezzi più importanti di un’intervista che Carla Arrufat ha rilasciato al sito elmagacin.com, (qui trovate l’intervista integrale in spagnolo).

Carla, può spiegare cosa è la Plataforma per l’Autonomia de Barcelona?

Carla Arrufat – La PAB è un’organizzazione che difende il diritto di Barcellona di gestire le proprie risorse al di fuori della Generalitat (Governo regionale catalano). Siamo un movimento formato da cittadini, imprese, associazioni culturali e di quartiere che si sono uniti con l’obbiettivo di creare un gruppo di pressione con lo scopo di evitare che Barcellona venga inghiottita dalle nefaste conseguenze di una possibile uscita della Catalogna dalla Spagna. Abbiamo osservato con grande preoccupazione gli atteggiamenti sprezzanti assunti dai politici separatisti, e crediamo fermamente che l’indipendenza della Catalogna sarebbe catastrofica per Barcellona e per tutta l’area metropolitana.

A cosa si riferisce con “gestire le proprie risorse”?

C.A. – Mi riferisco, tra le altre cose, al fatto che Barcellona possa liberamente decidere in cosa intende investire le risorse che produce, senza dipendere dalla Regione Catalana. Non vogliamo che si continui ad utilizzare la città come una banca per finanziare l’indipendentismo mentre, per esempio, i nostri farmacisti (inteso nel senso più ampio del termine che include ricercatori e medici psicoterapeutici, ndt) e i nostri funzionari continuano a non essere pagati.

Senza dipendere dalla Generalitat (Regione Catalana) ?

C.A. – Sì.  Attualmente Barcellona, e la sua area metropolitana, apportano l’87% delle entrate economiche della Regione Catalana, ed in cambio ricevono solo il 59%. Noi vorremmo consultare democraticamente i cittadini e chiedere loro se vogliono continuare ad essere derubati dalla Regione, oppure se vogliono decidere come investire le proprie tasse.

Derubata? Non pensa di stare esagerando?

C.A. – Assolutamente no. In nessun’altra comunità autonoma una capitale regionale apporta una percentuale così alta di risorse economiche e ne riceve così poco in proporzione, è una vergogna che Lérida sostenga con le nostre tasse un aeroporto vuoto (non come Ciutat Real, ad esempio, che attinge ad un capitale privato) mentre a Barcellona dobbiamo pagare il pedaggio per entrare ed uscire dalla città. Questa è tutta colpa del Governo Catalano (della Generalitat), di nessun altro. Inconcepibile è il trattamento che ci viene riservato. Potrei fare tanti altri esempi, ma alla fine sarebbe comunque chiaro che chi beneficia di tutto questo sono sempre loro (i politici indipendentisti).

E cosa propone lei?

C.A. – Si dovrebbe fare come già fatto con Madrid e Castilla La Nueva: notando il peso economico e il grande numero della popolazione di Madrid che era molto superiore a quello del resto della regione, si decise separare le due aree, così naque da una parte la Comunidad de Madrid e dall’altra parte la Comunidad di Castilla La Mancha. I confini delle province spagnole permangono immutati dal 1833, ma le Comunidad Autonome esistono solo dall’inizio della democrazia, cosa ci impedisce di aggiungerne un’altra?

Vuole dire che Barcellona dovrebbe formare una Comunidad Autonoma separata dalla Catalogna?

C.A. – Esattamente. Perché no? La Roja si separò da Castilla La Vieja e formò la propria comunidad autonoma,  la stessa cosa fece Cantabria. Albacete si separò da Murcia e tutto andò bene, un caso simile accade quando Las Palmas si separò da Tenerife. Tutto questo è successo non molto tempo fa, perché altri territori spagnoli si sono uniti o separati e l’area di Barcellona non può separarsi dalla Catalogna? Abbiamo il diritto di decidere. Barcellona e Tarragona insieme Tabarnia, come amiamo chiamarla, non è da meno.

Ma ciò significa che Barcellona cesserebbe di essere catalana?

C.A. – Dipende da cosa significa essere catalana. Per esempio, i capoluoghi di provincia di Burgos, Ciutad Real, Logroño e Madrid appartengono a quattro diverse comunità autonome, ma tutte si considerano castigliane (della Castilla). Non vedo il problema. Ognuno è libero di sentire ciò che desidera, un’altra cosa è la distribuzione amministrativa. In materia economica, bisognerebbe lasciare da parte i sentimentalismi, ed ovviamente Barcellona non vuole continuare ad essere svaligiata dalla Comunidad Catalana.

Ma la Catalogna non si può dividere.

C.A. – Le cose possono cambiare molto velocemente. Emmanuel Macron ha fondato il movimento En Marche nell’aprile del 2016, un anno dopo è diventato il partito di maggioranza della Francia e lui stesso divenne presidente. L’area metropolitana di Barcellona non è l’unico territorio catalano che maltrattato dal governo regionale, ve ne sono altri, e con alcuni stiamo stringendo accordi.

Guarda, la Catalogna sta subendo un bombardamento propagandistico indipendentista che, se avrà successo, separerà Barcellona dal resto della Spagna. Dal nostro punto di vista, questo avrebbe conseguenze irreparabili. Non lo permetteremo. Possono non contare su Barcellona. Sinceramente, preferisco una Barcellona fuori dalla Catalogna che fuori dalla Spagna. Non permetteremo che ci isolino. Questi movimenti indipendentisti rappresentano una gravissima minaccia alle imprese con sede in Barcellona, sia perché provocherebbe il trasloco delle sedi di molte di queste imprese, e sia perché danneggerebbe il nostro mercato principale che è il resto della Spagna.

Minaccerebbero la convivenza linguistica e non resterebbe competitività. Le principali organizzazioni indipendentiste hanno già affermato che. in una Catalogna indipendente, elimineranno lo stato di ufficialità della lingua spagnola. Danneggerebbe irreparabilmente anche le nostre squadre sportive, la mobilità dei nostri studenti, finirebbero per aria le pensioni dei nostri anziani, sarebbe catastrofico anche per il turismo, inoltre, con ogni certezza perderemmo i nostri diritti di cittadini europei, usciremmo fuori dall’Unione Europea, lo ha chiaramente dichiarato l’ex presidente del Parlamento Europeo Joseph Borell, che è catalano (di la Pobla de Segur), (ed p contrario all’indipendenza catalana, ndr).

Non è che non vogliamo continuare ad essere catalani, il fatto è che non ci stanno lasciando altra scelta che separarci dalla Catalogna. Se Barcellona conquistasse la propria autonomia, si risolverebbero i problemi di finanziamento e minaccia indipendentista. Barcellona può e deve cercare il proprio cammino, questo è per me chiarissimo.

Prima parlava di altri territori, cosa intendi?

C.A. – La Catalogna è composta da due distinte zone. Da un lato c’è la Catalogna rurale, che occupa gran parte del territorio, chiusa, che riceve molto più di quanto apporta in termini economici, che è ostile alla lingua e alle istituzioni spagnole, è di solito molto religiosa e in buona maggioranza indipendentista. Dall’altro lato c’è la fascia costiera, in particolare l’area metropolitana di Barcellona e di Tarragona, questa è una zona cosmopolita, orgogliosamente bilingue (spagnolo e catalano), aperta, dinamica, prospera e con forti legami economici e familiari con il resto della Spagna, e soffre di un forte deficit fiscale la cui colpa è del governo regionale catalano. Questo territorio è chiamato Tabarnia (neologismo dall’unione di Tarragona + Barcellona), è una zona che dovrebbe diventare una regione a parte. Tarragona condivide con Barcellona spazio geografico e molti problemi e aspirazioni.

mapa-de-Tabarnia-2017
Mappa della Catalogna. In Verde la Catalogna Rurale. In Giallo le città indecise. In Rosso le Grandi città costituzionaliste e contro l’indipendenza, tra cui Barcellona e Tarragona.

Non le sembra poco serio parlare di Tabarnia?

C.A. – Nel giornale più letto di Catalogna* si parla continuamente di Tabarnia, e non sto parlando de La Vanguardia (che ha anche scritto su di noi). Quello che trovo poco serio è vedere una bandiera inventata, la estelada indipendentista, esposta illegalmente e impunemente negli edifici pubblici, mentre la millenaria bandiera di Barcellona viene ignorata. Quello che trovo poco serio è che lo stipendio del Presidente della Generalitat Carles Puigdemont, sia il 75% più alto dello stipendio che riceve il Presidente della Spagna Mariano Rajoy, o che esistono più di 100 cariche nel governo regionale catalano che ricevono uno stipendio superiore a quello del Presidente Rajoy. Poco serio è che in piena crisi, supportiamo economicamente, con denaro pubblico, le lingue dell’Amazzonia, o il monastero greco del monte Athos, oppure finanziamo associazioni xenofobe come Òmnium Cultural o la Assemblea Nacional Catalana, mentre esistono persone che stanno morendo nei corridoi degli ospedali e bambini che studiano in baracche. Ma, rispondendo alla sua domanda, non è la prima volta che un territorio cambia nome, è successo altre volte sia in Spagna che nel resto del mondo.

Dove è già avvenuto un cambio di nome in Spagna?

C.A. – Ad esempio, la comunità autonoma di La Roja prima si chiamava Logroño, Cantabria prima si chiama Santander, le Asturie prima erano chiamate Oviedo, Castilla y Leon era prima Castilla La Vieja, i Paesi Baschi prima erano chiamati Provincias Vascongadas, Castilla La Mancha una volta si chiamava Castilla La Nueva, etc. per non parlare di tutte le altre province e comunità che hanno cambiato il nome per tradurlo dallo spagnolo alla lingua regionale co-officiale, come le Illes Balears, Ourense, Bizkaia, Lleida e Girona. Barcellona anche questo dovrà valere meno che Lleida e Girona?

Parla di Tabarnia come se già esiste.

C.A. – Il fatto è proprio questo, esiste, è un termine che può trovare su wikipedia ed è comunemente usato da molti miei concittadini. Nella Wikipedia spagnola esisteva, ma qualche indipendentista ha cancellato la pagina.

Insinua che lei viene attaccata dagli indipendentisti catalani?

C.A. – Non lo insinuo, lo affermo. Due anni fa partecipammo ad un evento pubblico per la prima volta come associazione, in occasione della manifestazione del 12 Ottobre (Fiesta Nacional de España) in Plaza Catalunya a Barcellona. Dopodiché ricevemmo ogni tipo di minaccia. Di fatto, da quando siamo nati quattro anni fa, molti imprenditori fondatori della nostra associazione hanno abbandonato a causa di minacce dall’alto. Se vuoi andare d’accordo con chi comanda è meglio che non alzi la voce.

Pensa davvero che questa sua iniziativa possa avere seguito?

C.A. – Sì, credo di sì. Ogni elezione ha dimostrato che la maggioranza della popolazione dell’area metropolitana di Barcellona e della Tabarnia tutta, non vota i partiti indipendentisti. I partiti costituzionalisti (cioè in difesa della costituzione spagnola, ndr) hanno vinto nei 27 grandi comuni della Catalogna, cioè i comuni che superano 42.000 abitanti. Infatti gli indipendentisti hanno vinto in 16 comuni (2,4%) con più di 10.000 abitanti. I consiglieri comunali costituzionalisti sono la maggioranza in tutte le principali città della Catalogna […] Chieda alla popolazione, ai cittadini di Barcellona se vogliono che sia Barcellona a scegliere come gestire le proprie risorse economiche e continuare a fare parte della Spagna e dell’Unione Europea, o se preferiscono il suicidio dell’indipendenza forzata.

*DolçaCatalunya è il blog (più letto di Spagna e della Catalogna) di contro informazione, dove circolano e si commentano le notizie, senza il filtro del governo indipendentista e dei partiti indipendentisti.


Mie considerazioni:

Questo nuovo movimento politico chiede sostanzialmente che gli abitanti di Barcellona e Tarragona decidano, tramite referendum, se staccarsi dalla Catalogna e formare una nuova regione che, in caso di indipendenza catalana, resterebbe all’interno della Spagna. Ma i partiti indipendentisti, che invocano da anni ormai il Diritto di Decidere, hanno chiaramente sbarrato la strada ad una possibile indipendenza di Barcellona e Tarragona, nella bozza della costituzione catalana si legge che i confini della Catalogna sono quelli della Catalogna attuale e si scongiura il rischio di divisione territoriale, in nome dell’unità. Un paradosso, no? Se le province di Barcellona e Tarragona vogliono continuare a fare parte della Spagna e dell’Europa e, contemporaneamente, scindersi dalla Catalogna, chi può comprendere le loro ragioni meglio degli indipendentisti catalani? Ovviamente, e lo spiega bene Carla Arrufat, così facendo non si finanzierebbe più l’indipendentismo che di fatto esiste perché le aree cosmopolite e non indipendentiste di Barcellona e Tarragona, mantengono in piedi tutta la comunità autonoma catalana. Tutto molto strano.

Tutta l’intervista è proprietà di elmagacin.com e si può leggere cliccando qui.

La pagina ufficiale del movimento Plataforma per l’Autonomia de Barcelona, Barcelona is not Catalonia, cliccando qui.

 

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