Pubblicato 14 Giu 2017

Aggiornato 08 Apr 2018

Catalogna indipendente sarà automaticamente uno stato europeo?

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Vivendo a Barcellona si ha come la sensazione che i cittadini catalani non sappiano cosa succederà domani. Uno dei nodi chiave che spacca le opinioni è proprio la permanenza nell’Unione Europea. La colpa di tale confusione è anche dovuta al fatto che la coalizione politica che promuove l’indipendenza della Catalogna non ha le idee chiare in materia europea. O meglio dire, i politici indipendentisti preferiscono schivare il tema rispondendo che ”sono cittadini europei e continueranno ad esserlo”, io personalmente ho come la sensazione che se non chiariranno davvero le idee ai loro elettori, questi potranno domani reagire nel peggiore dei modi quando l’Unione Europea ribadirà il rispetto dell’iter che ogni nuovo stato deve fare per essere ammesso in UE.

Ad ogni modo, possiamo distinguere tre grandi gruppi di indipendentisti:

  • Quelli che sono convinti che una Catalogna indipendente continuerà a far parte dell’Unione Europea perché, essendo i catalani cittadini spagnoli, i catalani indipendenti dalla Spagna continueranno ad essere cittadini spagnoli e quindi europei. Questa è davvero una teoria bizzarra per chi legge dall’Italia, ma per chi vive in Catalogna è abbastanza comune. Questa teoria di basa sul fatto che la cittadinanza spagnola non può essere ritirata a nessun cittadino, così dice la legge spagnola, chi nasce spagnolo resta sempre e comunque spagnolo. Molti esponenti politici indipendentisti fanno leva su questa legge per rassicurare la gente che nulla cambierà in materia di confini, dogane, commerci, passaporti, scambio merci, mobilità e sussidi europei.  In realtà, non è esattamente così, alcuni esponenti politici, sia spagnoli ed europei in generale, hanno tentato di spiegare che le leggi europee non prevedono questa proprietà transitiva di cittadinanza. Tra coloro che meglio hanno spiegato e cercato di mettere in guardia la popolazione c’è Josep BorrellJosep Borrell è un esponente del Partito Socialista Operaio Spagnolo, è stato Presidente del Parlamento Europeo ed è catalano, di Lleida. Borrell, insieme a Joan Llorach, scrive un libro che non esiste in italiano ma che io ho letto in spagnolo ed è molto interessante, il titolo è ‘‘Las cuentas y los cuentos de la independencia”, il libro intende chiarire le idee agli indipendentisti e non della Catalogna e smantella le tesi in materia economica di Artur Mas e Oriol Junqueras (i due grandi trascinatori indipendentisti). Al di là delle opinioni a favore o contrarie c’è da dire che non si capisce bene perché chiedere l’indipendenza se alla fine si resta spagnoli di diritto, di nascita. Io credo che ai partiti indipendentisti conviene avere questo marchio spagnolo indelebile ed inalienabile che apre le porte dell’Unione Europea. Per quello che ho visto, la coalizione indipendentista prende dalla Spagna tutto ciò che può sfruttare a suo vantaggio e rinnega tutto ciò che secondo loro può danneggiarli. Gli esempi sono numerosi ma ne parlerò più avanti perché questa linea è un po’ il mantra degli indipendentisti.
  • Quelli che pensano che una Catalogna indipendente entrerebbe in Unione Europea immediatamente se la Spagna collaborasse mettendo non solo una buona parola ma mettendoci proprio i soldi, facendo la garante in pratica. Questa tesi è surreale per me, vedo spesso i politici indipendentisti pronunciare parole molto pesanti verso gli spagnoli che chiamano parassiti, ladri, fascisti, etc etc Ma pretendono i sussidi economici per poter avanzare nei primi anni di indipendenza. Gli spagnoli (tra cui i catalani non indipendentisti) chiamano questi politici ”mammoni”, cioè paragonano i politici indipendentisti ai figli che vogliono andare via di casa perché in cerca dell’indipendenza ma vanno a pranzo in casa dei genitori e portano il bucato sporco alla mamma, chiedendo anche la paghetta. Insomma, vengono presi in giro.
  • Il terzo gruppo è quello degli indipendentisti più fanatici. Gli indipendentisti che vogliono l’indipendenza a qualunque costo. Questa categoria è quella più romantica, sentimentale, sembra appartenere alla metà dell’800. Gli ultra indipendentisti sono quelle persone che se gli parli in spagnolo non ti rispondono e magari ti insultano, sono quelli che se la Spagna gioca una partita di calcio contro la Cina loro tifano Cina, sono quelli che provano disgusto per qualunque cosa non catalana, ed odiano anche i turisti. Sono le persone che vivono nell’entroterra contadino, gli allevatori di bestiame, sono persone sui generis a cui poco importa di Spagna, Europa, Mondo. Devo dire che questa categoria è, diciamo, il bacino elettorale fedele della coalizione Junts Pel Si. Oltretutto, la leggete elettorale catalana prevede che i voti provenienti dai centri abitati meno popolosi fanno scattare il premio di maggioranza, quindi i paesini dell’entroterra dove c’è meno informazione sono quelli che hanno il peso elettorale maggiore rispetto ai grandi centri come Barcellona o Terragona. Ad ogni modo, molti contadini catalani fortemente indipendentisti vivono grazie ai contributi europei, e non hanno idea – perché nessuno glielo ripete chiaramente – che, fuori dalla Spagna, non sarebbero più cittadini europei e quindi non avrebbero più contributi dall’Europa. Non so, ho la sensazione che comunque continuerebbero a sostenere l’indipendenza anche al costo di vivere di autarchia per sempre.

Differentemente, esiste un grosso mega gruppo di catalani che vive nella più totale frustrazione:

Quelli che non vogliono l’indipendenza, vogliono continuare ad essere cittadini catalani, spagnoli, europei. Vedere le partite della Seleccion, magari allo stadio, essere orgogliosi di Nadal che piange quando suona l’inno spagnolo alla premiazione del Roland Garros, che vogliono poter parlare la lingua che vogliono ed alcuni vorrebbero anche poter studiare in spagnolo (le scuole e le università in Catalogna ormai usano solo il catalano come lingua, per legge), sono per lo più i cittadini delle grandi città, molti hanno viaggiato, hanno fatto l’Erasmus in qualche altro paese europeo ed hanno imparato che in questa nuova e grande Unione Europea, il motore è la tolleranza. Al contrario di quello che si potrebbe immaginare, molti dei catalani pro spagna sono catalani da generazioni, e la loro frustrazione risiede proprio nell’essere oggi emarginati da una società fortemente politicizzata dove l’indipendenza è diventata troppo di moda per poterne discutere. C’è da dire che molti indipendentisti sono catalani di seconda o terza generazione, molti sono gli immigrati dai paesi sudamericani, tutte persone che, forse per integrarsi meglio nella società, hanno sposato la causa indipendentista. Anche i politici catalani sostengono che essere catalano è un sentimento che può sentire chiunque, chiunque può ”diventare catalano” e quindi sentirsi parte della patria, dall’altro lato però sostengono di essere una nazione storica e quindi diversa dalla Spagna. In tutto questo, gli spagnoli catalani non hanno più posto, e di fatto vivono come estranei nella loro terra. Il governo spagnolo, non capisco bene perché, forse Mariano Rajoy è un po’ un pappamolla, non riesce a dare voce a quei cittadini catalani che vorrebbero semplicemente vivere in pace senza che questo processo indipendentista monopolizzi le loro giornate.

 

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